lunedì 6 febbraio 2012

Spezzatino semplice di pesce e patate



A volte, andando a fare la spesa la sera tardi capita di trovare qualcosa di un po' diverso dal solito...
Stavolta, al banco del pesce, c'era questo "spezzatino": tranci piu' o meno grandi di pesce di vario tipo. Sicuramente quel che era rimasto dalla giornata.
Ma non aveva un cattivo aspetto quindi ne ho preso un po' per la cena.

Quel che c'era nel mio cartoccio alla fine era quasi esclusivamente salmone, palombo e un'idea di anguilla.
 Ma voi fate meglio: andate a fare la spesa prima di quanto non abbia fatto io e scegliete una varieta' di pesce piu' ampia secondo i vostri gusti ma che sia grassoccio e...senza troppe spine. 


Dosi per 2 persone.
Ingredienti:

  • 450 g di tranci di pesce (palombo, salmone, anguilla, pesce spada, etc.)
  • 300 g di patate
  • 2 spicchi d'aglio
  • un mazzetto di prezzemolo
  • 1 costa di sedano
  • un pizzico di peperoncino
  • 3 cucchiai di polpa di pomodoro
  • 100 ml di brodo 
  • vino bianco per sfumare

Preparate nella pentola a pressione un soffritto con l'aglio e il prezzemolo tritati, la costa di sedano tagliata a rondelle sottili e il pizzico di peperoncino.

Aggiungete i tranci di pesce, all'occorrenza sciacquati e tamponati con un panno o della carta assorbente, e le patate divise in tocchi di media grandezza.

Lasciate arrostire per pochi minuti mescolando poco e con delicatezza per non rompere il pesce e sfumate con del vino bianco.

Aggiungete quindi la polpa di pomodoro e il brodo cui avrete aggiunto la punta di un cucchiaino di sale.

Chiudete la pentola a pressione e fate cuocere per 10 minuti da quando comincia a fischiare; quindi spegnete il fuoco, fate sfiatare sollevando l'apposita valvola e aprite la pentola.

Servite con un filo d'olio d'oliva extra vergine crudo e una manciatina di prezzemolo tritato e fresco.
Se preferite, potete evitare il peperoncino nel soffritto e aggiungere alla fine una leggera spolverata di mix creola (pepe nero, pepe bianco, pepe verde, pimento, schinus)  

giovedì 2 febbraio 2012

Ribollita toscana


Voglio che sia messo ai verbali che non inauguro la nuova sezione dedicata alla cottura in pentola a pressione con una ricetta a caso.
Niente ceci in brodo, nessun ossobuco in umido, ne' qualsivoglia brasato.
Comincio con quella che ritengo la regina di tutte le zuppe: la Ribollita toscana ( si, ci va anche la maiuscola ).

Leggesi su "La cucina toscana" di Maria Teresa di Marco e Marie Cécile Ferré:

" Dal 2001 esiste una ricetta certificata della vera Ribollita Doc, depositata dalla Delegazione di Firenze dell' Accademia italiana della cucina addirittura presso un notaio. Non possiamo che essere felici dell' esistenza di questa versione ufficiale che ha il nobile compito di difendere un piatto, che e' l'essenza stessa della toscanita', da tante storpiature propinate a turisti poco accorti anche al di fuori della Toscana. (...) "

Aggiungono poi che, come tutti i piatti che fanno parte da tempo immemorabile di una tradizione di sapori locale, le varianti sono innumerevoli e non per questo meno autentiche.

Assolutamente d'accordo. E cosi' anche io, che, non essendo toscana, ne avrei avuto senz'altro meno diritto, ho cominciato con una ricetta attinta nemmeno ricordo piu' da dove e che, col tempo, e' diventata quella che vi propongo oggi.
Nella versione fast, perche' utilizzando la pentola a pressione per le cotture, i tempi si riducono notevolmente. Non so nemmeno io come abbia ultimamente guadagnato minuti ma mi sono cronometrata... Impiego per tutta la preparazione, lavaggi e tagli della verdura compresi, due ore (escludendo pero' la variabile del pane che vi diro' poi ): mica male.



A proposito di pentola a pressione, colgo l'occasione per suggerire a chi volesse attingere a un'inesauribile fonte di utili consigli e invitanti ricette, di visitare il bel sito cucinarehip.it di Laura e Lina. Io non manchero' senz'altro; m'e rimasto 'sto chiodo fisso della high-pression-cheesecake...

Un'ultima cosa sulla Ribollita. Sono passati ormai tanti anni da quando ne ho assaggiato una buonissima a Firenze in una piccola trattoria trovata per un puro e fortunatissimo caso e di cui rimpiango amaramente di non ricordare il nome. Ma se capitate qui a Pisa e ne volete assaggiare un'ottima versione, mi sento di consigliarvi di andare all' Osteria Dei Cavalieri; tra l'altro hanno un olio extra vergine robusto e buono, che va a nozze con questo piatto.
Ah si, perche', fatevene una ragione, con la Ribollita l'olio non si lesina!

Ecco dunque la ricetta sperando torni comoda anche al Commissario...


Dosi per 4 persone.
Ingredienti:
  • 250 g di fagioli cannellini
  • 250 g di cavolo nero
  • 250 g di cavolo verza
  • 150 g di bietola 
  • 1 cipolla
  • 1 patata
  • 1 porro
  • 1 carota
  • 1 costa di sedano
  • 2 o 3 spicchi d'aglio
  • 200 g di polpa di pomodoro
  • 1 mazzetto aromatico di rosmarino e salvia
  • olio extra vergine d'oliva
  • sale e pepe
  • 200 ml di acqua o, meglio, brodo vegetale ( piu' quello per la eventuale ricottura col pane )
  • pane raffermo preferibilmente del tipo toscano senza sale
Mettete i fagioli che avrete tenuto a mollo per una notte intera nella pentola a pressione, aggiungete dell'acqua che li copra fin sopra un dito e un terzo di cuccchiaino da caffe' di sale. Chiudete la pentola e fate cuocere lasciando passare 20 minuti da quando comincia a fischiare. A quel punto, spegnete la fiamma e lasciate che la pressione si abbassi naturalmente senza far sfiatare.

Lavate  e preparate intanto le verdure. Togliete le coste piu' coriacee al cavolo nero, alla verza e alla bietola e tritatele grossolanamente cosi' come l'aglio, la cipolla, la carota, il porro, la costa di sedano e la patata. ( Potete anche dividere il tutto in tocchi grossolani e tritarli in un robot da cucina con la funzione "pulse" ). Tagliate quindi le foglie in listarelle mediamente sottili.

Aprite ora la pentola a pressione (assicurandovi prima che si sia effettivamente depressurizzata sollevando la valvola) e travasate i fagioli, acqua di cottura compresa in un capente piatto o insalatiere.

Versate quindi nella pentola a pressione le verdure tritate e soffrigetele appena in poco olio extra vergine d'oliva. 
Aggiungetevi la polpa di pomodoro e, man mano, mescolando e pazientando, le verdure a listarelle una manciata per volta, facendo via via "abbassare" la precedente prima di aggiungervi la nuova. So che arriverete al punto in cui penserete "Ok, e' impossibile, non ce ne va un pezzetto di piu'!" ma abbiate fede; ci stara' tutto e perfettamente entro il limite di contenimento massimo indicato nella pentola.

Versate ora i 200 ml di liquido che puo' essere dell'acqua in cui avrete diluito un cucchiaino di sale o mezzo dado e mezzo cucchiaino di sale; o del brodo vegetale saporito cui aggiungerete comunque il mezzo cucchiaino di sale. Va da sé che la salatura va fatta secondo i gusti e tenendo presente che a un'eventuale carenza di sale si puo', in questo caso, rimediare in seguito.

Aggiungete il mazzetto aromatico che vi consiglio di legare con dello spago da cucina per facilitarne il recupero, date un'ultima rimestata, quindi chiudete la pentola a pressione e fate cuocere per una quindicina di minuti da quando comincia a fischiare     per poi spegnere il fuoco e, di nuovo, lasciare abbassare la pressione naturalmente.

Aprite la pentola e, usando preferibilmente un mixer ad immersione, passate un terzo della zuppa; passate anche un terzo o metà dei fagioli direttamente nella ciotola in cui li avevate sistemati e uniteli al resto della zuppa.

A questo punto le cose sono due.
La versione a parer mio "piu' autentica" e' questa: dovreste aver ottenuto una zuppa piuttosto consistente; aggiungetevi quindi ancora un po' di brodo, il pane raffermo diviso in tocchi o fette grossolane e "ribollite" la zuppa (stavolta in modo tradizionale) un'altra volta fino a che il pane si sia ammorbidito e sfatto.
Altrimenti, variante altrettanto diffusa e appetitosa, disponete direttamente nei piatti il pane tagliato a fette (io in questo caso una struscicatella con dell'aglio non la disdegnerei), copritelo con la zuppa e aspettate a consumarla il tempo di farlo ammorbidire un po'.
In entrambi i casi non potete dimenticare una rispettabile irrorata di olio extra vergine d'oliva saporito da "saper di carciofo" e una generosa macinata di pepe nero.

Regolate secondo gusto anche la consistenza della zuppa aggiungendo o meno dell'altro liquido; tenete pero' presente che deve rimanere piuttosto ferma e non "brodosa".

martedì 31 gennaio 2012

Buon compleanno, A. !



Pero' sarebbe potuta andare meglio. Avrebbe potuto essere una charlotte, arancia e cioccolato per l'esattezza, corredata di multistrato e pennacchietti di panna montata. E invece non e' voluta neppure uscire dallo stampo...

Poco male, i cucchiai hanno espugnato il forte di savoiardi dall'alto.

E poi non e' questo l'importante; quel che conta veramente e'.... 

tanti, tanti auguri, A. ! :)

domenica 5 dicembre 2010

Frullato arance-pera-banana




Non so perche’ ma non ci avevo mai pensato prima. Davvero. Se dovevo fare un frullato, la base era il latte o il gelato e poi aggiungevo la frutta. Un milkshake insomma.
Poi ci hanno pensato tutti e l’idea ha dilagato. Non so se la prima ad iniziare sia stata la Mulino Bianco ma una cosa e’ certa: vi sfido a trovare un solo supermercato che ora non abbia uno stand o una porzione del banco frigo pieno di "frullati-tutta-frutta". Biologico o non biologico, per tutti i gusti del palato e dell’occhio con l’attuale parola d’ordine nel concetto e nel packaging che suggerisce: cosi’ naturale che potrei mangiarmi pure il contenitore.



Pero’, insomma, l’idea e’ buona. E semplice, il che la rende ancora piu’ buona. Il punto e’ che e’ talmente semplice che...perche’ non farli in casa?
Basta frullare, eventualmente spremere qualcosa, frutta succosa e corposa nelle giuste proporzioni e voila’, il frullato e’ pronto.

E poi adesso sta iniziando il periodo delle arance che, gastrite e dentista permettendo, fanno da ottima base. Senza neppure bisogno di aggiungere zucchero perche’ se doveste trovarle un po’ troppo acerbe, sara’ sufficiente accoppiarle con dei frutti zuccherini che le ammorbidiranno il tanto che basta. Come nel caso di questo mio primo frullato-tutta-frutta (e di stagione) garantito al cento per cento anche per quelli a cui l’aspro delle arance proprio non sconfinfera.

Inoltre e’ talmente facile da preparare e bello da vedere che vi verra’ subito la voglia!



Piuttosto, dopo aver letto dei succhi di frutta homemade preparati da Anice&Cannella sto meditando da qualche giorno sul provare a pastorizzarli; ossia, sterilizzare prima i barattoli previa bollitura e asciugatura in forno a 150 gradi, riempirli e farli bollire di nuovo insieme al contenuto.
Certo la cosa migliore rimane quella di farli e berli sul momento ma e’ senz’altro comodo averne di gia’ pronti da prendere al volo e portare a lavoro, a scuola o per il dopo sport.
Considerate pero’ che l’assenza di zucchero aggiunto che, oltre a dolcificare, funge da conservante, ne limitera’ la durata nonostante la pastorizzazione.
Appena provero’ e testero’ i tempi, vi faro’ sapere.




Per poco piu’ di un litro di frullato
(i frutti in questione si intendono di misure medie)

  • 4 arance
  • 1 pera matura al punto giusto (e cioe’ ne’ troppo dura ne’ che si scioglie in mano)
  • 1 banana

Spremete le arance o, se preferite, pelatele al vivo e usatene la polpa per intero privata dei semi, e frullate insieme alla pera e alla banana tagliate a tocchi fino a che il tutto non sara’ diventato denso e liscio.

Tutto qui.

giovedì 25 novembre 2010

Minestra di cavolo cinese





Se questo mio povero blog stenta un poco a partire, lo stesso non vale per le zuppe e minestre che con l’arrivo del freddo e le piogge, stanno andando avanti a pieno regime. Complice certamente anche la vasta scelta di verdure di questa stagione, tutte, chi piu’ chi meno, perfette per essere convertite in piatti caldi e “al cucchiaio”.


Tendo generalmente a variare di frequente le verdure che uso e gli accostamenti, un po’ per umore del palato, un po’ per colore ( fatta eccezione per la Ribollita di cui postero’ prestissimo la ricetta e che, per viscerale passione di A., spicca con impressionante incidenza...) e proprio durante una della mie ricognizioni nel reparto di frutta e verdure son finita a interrogarmi insieme a una signora che non si dava pace per l’assenza dei broccoli, sulla natura di quella verdura anomala che ci stava davanti. A meta’ strada tra un cavolo e una lattuga romana, il cartellino del prezzo ha poi svelato l’arcano: trattavasi infatti di cavolo cinese altrimenti chiamato cavolo di Pechino che mai avevo acquistato o notato prima.






Quel giorno pero’ e’ tornato a casa con me e, dopo aver spippolato un po’ su internet carpendo qualche veloce informazione dalla scheda che gli ha dedicato Giallo Zafferano, ho deciso che mangiarlo crudo sarebbe stata una maniera un po’ indiscreta per cominciare la nostra amicizia; meglio optare per una cottura e che fosse “in compagnia”...









Il risultato e’ stato questa minestra (si’, non c’e’ ne’ pasta ne’ riso di mezzo ma chiamarlo “zuppa” mi sembrava un po’ impegnativo), buona e garbata; non so se il pepe nero sia il profumo piu’ indicato al caso ma mi pare le doni quell’improvvisa nota piu’ secca e decisa per rafforzarne un pelino il carattere.


Beh, mi farete sapere.






Per 2 persone (abbondante)



  • 500g di cavolo cinese
  • 150 g di bietola
  • 1 cipolla
  • 1 porro
  • 1 carota
  • 1 costa di sedano
  • 1 patata
  • 1 spicchio d'aglio
  • brodo vegetale
  • una manciata di prezzemolo
  • olio extravergine d'oliva
  • sale e pepe nero


Lavate e mondate con cura le verdure quindi tritate finemente l’aglio e il prezzemolo e un po’ meno finemente la cipolla e la carota; dividete in tocchetti sottili la patata e affettate sottilmente pure il porro cosi’ come le coste del cavolo nero e della bietola che avrete separato dalle foglie.
Riunite il tutto in un capiente tegame (o una pentola a pressione da 4 litri) e fate soffriggere brevemente in poco olio extravergine d’oliva.
Aggiungete ora anche le foglie del cavolo nero e della bietola affettate in strisce non troppo sottili, coprite a filo col brodo vegetale e fate cuocere su fuoco dolce aggiungendo dell’altro brodo nel caso asciugasse troppo. Se usate invece la pentola a pressione, dopo aver unito il brodo (ce ne vorranno circa 200 ml), chiudete col coperchio e fate cuocere per 15 minuti da quando comincera’ a “spifferare”, spegnete il fuoco e aspettate altri 5 minuti prima di aprire.
Frullate ora col minipimmer ⅓ delle verdure (fate a occhio e secondo i vostri gusti) in modo da ispessire un poco il brodo. Salate, pepate e servite caldo caldo a piacere con qualche crostino di pane tostato e un giro d’olio extravergine.



domenica 31 ottobre 2010

Chi non muore si rilegge

Lo so, e’ passato tanto tempo.
Ma visto che continuavo a ripetermi che una volta o l’altra volevo pur ricominciare, mi son detta perche’ non oggi? Quale occasione migliore per riesumare ( e’ proprio il caso di dirlo...) questo mio povero blog e dare una spolverata a tutte le ricette e i progetti che avevo in mente di fare e che sono invece finiti nell’ultimo dei cassetti a coprirsi di polvere e ragnatele?
E dunque eccomi qui a far riandare qualche cardine cigolante e scovando in soffitta qualche appunto che mi suona sinistro, non ricordando ormai neppure perche’ lo avessi preso...


Ma ho tempo. E nulla di meglio da fare; e’ un Halloween tutto casalingo questo, con tanto di pioggia fuori dalla finestra e nessuna festa horror-fashion cui andare.


Dunque, saltato anche il te’ delle 5 alla teeria perche’ di guadare i torrenti che si formano qui in centro con la pioggia chi ne poteva piu’, con A. ci siamo dati alle decorazioni home made. Pipistrelli, ghirlandine e streghe bubbose di cartoncino per entrare nello spirito giusto e la tradizionale zucca intagliata che abbiamo deposto sul davanzale della finestra e che continuo a sbirciare con apprensione temendo un diffondersi d’incendio.
Confido poi in un film horror vecchia maniera e in una pizza che sta lievitando or ora in forno per finire al meglio la serata.
Piccole cose insomma ma e’ bene riniziare gradualmente.





Intanto auguro un tenebroso e agghiacciante Halloween a tutti, spiritelli e non.

mercoledì 3 febbraio 2010

Cous Cous ai cavoletti di Bruxelles e mandorle tostate





Ero indecisa se inserire questa ricetta in Ricette al volo tanto e' semplice e pratica da preparare.
Anche perché, specie nei casi di estrema premura, non disdegno un brodino di dadi da sostituirsi a quello tradizionale per la cottura lampo del cous cous.
E' un piatto buono e leggero, compatibilimente con il gradimento per i cavoletti di Bruxelles, naturalmente...
Che poi trovo un pochino bistrattati. Sara' forse una mia impressione ma se c'e' una verdura che nei telefilm (americani, naturalmente; in quelli italiani, fatta eccezione per Montalbano, non si mangia) fa rizzare il pelo a grandi e piccini e' proprio il cavoletto di Bruxelles. E sempre a lui, lo ammetto, associo ogni volta una massima che avevo letto una volta su un bicchiere della Starbucks secondo il quale la ragione per cui e' d'obbligo per i più piccoli mangiare le loro verdure a tavola, altro non e' se il metaforico insegnamento che nella vita non tutto ciò che fa bene e' anche piacevole...
Associazione ingiusta, ripeto.
Per quel che mi riguarda, per quanto li gradisca molto per accompagnare del cous cous, appunto, o un risotto o una portata di carne alla griglia, ammetto che faccio discretamente fatica a buttarli giù "lisci"...Quel saporino amarognolo che tanto mi piace nel mucchio, tanto mi stufa a ripetizione. Insomma, per me niente insalatina di cavoletti per intenderci.


Approfitto invece dell'aspetto vagamente esotico che ispirano sempre i piatti a base di cous cous, per segnalare l'apertura del 20 del mese scorso del portale de Le Storie di Altro.
Dalla sua ideatrice, Marina Ferrara, da cui mi e' stato gentilmente offerto di prestare alcune delle mie foto per la sezione legata all'alimentazione, la volonta' di creare un "portale per una vita alternativa"a 360 gradi. Articolato, infatti, nelle tre sezioni principali: Altra cultura, Altro stile di vita e Altra alimentazione, Le Storie di Altro si definisce animalista, ambientalista, ecologista, multietnico, e viaggiatore, proponendo approfondimenti su argomenti di carattere sociale e culturale strettamente legati al sostenibile, svariate sezioni dedicate all'alimentazione tra vegetarismo, rito del te' e il ricettario di nonna Minu' e numerose rubriche ricche di spunti e consigli per condurre uno stile di vita approntato alla consapevolezza e al rispetto dell'Altro.


Perché se come sempre sono convinta che l'equilibrio stia nel mezzo, vero e' che il mezzo ha bisogno di essere ben calibrato.




(per 3-4 persone)


  • 350 g di cavoletti di Bruxelles
  • 1 spicchio d'aglio
  • 70g di mandorle
  • olio extra-vergine di oliva
  • sale
  • 120 g di cous cous
  • 220 ml di brodo vegetale




Mondate e lavate con cura i cavoletti di Bruxelles. Divideteli quindi in quattro o più parti e lessateli in acqua leggermente salata o, meglio, al vapore.
Fate soffriggere appena l'aglio tritato nell'olio d'oliva e unite quindi i cavoletti lessati, facendoli saltare per alcuni minuti.
Disponete quindi il cous cous in un ampio recipiente, copritelo col brodo bollente e, coprendolo con un coperchio, fate cuocere per circa 5 minuti.
Tritate intanto le mandorle e tostatele appena in padella perché sprigionino tutto il loro profumo.
Con una forchetta dividete con cura il cous cous e unitevi quindi i cavoletti e le mandorle tostate.
A finire un filo d'olio crudo.


Suggerimento: perché il cous cous non si appiccichi eccessivamente durante la cottura, aggiungete mescolando un cucchiaio d'olio d'oliva prima di unirvi il brodo.