domenica 10 maggio 2009

Passato di zucca e carote al cocco e cumino





E' da alcuni giorni che non mi riesce di far nulla se non di fretta.


Salto di continuo dalle cose da fare urgentemente, quelle che mi sono riproposta di fare e quelle che invece mi piacerebbe fare ma nonostante questo, a fine giornata, quel che posso effettivamente depennare dalla lista e' ben poco.
Oltretutto, sarà pure per effetto della primavera, il famigerato cambio di stagione come si e' soliti ripetere in questo periodo ma mi sembra di andare a rallentatore, un po' come in quei sogni in cui proprio non si riesce a correre...



E insomma, sarà quel che sarà ma anche il mio appetito e' intermittente o tendente allo sbrigativo.


Oggi pero' mi son presa qualche minuto in più e ho preparato questo passato di zucca e carota che avevo in mente da qualche giorno. Presa ispirazione dalle mashed carrots della Tartine Gourmande, ho aggiunto della farina di cocco che ne ha rinfrescato il gusto per poi tornare a scaldarlo e sofisticarlo un po' con una manciata di cumino.


Una "quasi ricetta" allegra e leggera, tanto per rallentare un po' e riprendere fiato...
E quasi dimenticavo...AUGURI A TUTTE LE MAMME!




  • 200 g di zucca
  • 200 g di carote
  • 200 o 300 ml di brodo vegetale, a seconda della consistenza che volete dare al passato
  • 2 cucchiai di farina di cocco
  • 1 cucchiaino di cumino in polvere


Pulite la zucca e le carote e dividetele in pezzi non troppo piccoli.
Fatele quindi lessare a vapore o in acqua salata.
Una volta che le verdure saranno tenere, usate il mixer o un minipimer per ridurle in passato di cui regolerete la densità a seconda dei vostri gusti aggiungendo del brodo di verdure salato (se avete optato per la cottura a vapore) o la stessa acqua di cottura delle verdure.
Aggiungete quindi la farina di cocco e il cumino e fate raffinare appena a fuoco dolcissimo.

sabato 2 maggio 2009

Pastiera napoletana





Si, lo so, Pasqua e' passata da un pezzo..ma in fondo chi l'ha detto che la pastiera va mangiata soltanto in quel periodo?!?


E poi la premessa per cimentarmici era ottima.
Avevo a disposizione non una semplice ricetta tra le altre ma niente poco di meno che quella originale salernitana di mamma Rita, trasmessa telefonicamente e trascritta con infinita pazienza da Simona, l'allieva di Kun-fusilli...




Mi e' stata consegnata con la raccomandazione di dividere il quantitativo di ingredienti per due, magari anche per tre..
Simona ha raccontato infatti che durante le feste pasquali e' tutto un via vai di pastiere che ci si scambia in segno di buon augurio. Tutti hanno ovviamente una propria ricetta di famiglia che, pur essendo simile, non e' proprio la stessa cosa: chi la preferisce alta, chi bassa, chi senza canditi... Motivo questo perche' si creino degli scambi diciamo preferenziali a seconda dei propri gusti...




Ed e' quindi logico che gli impasti siano piu' che abbondanti e si proceda alla cottura di un discreto numero di pastiere alla volta optando magari per dei forni esterni che se ne occupino per l'occasione.


Ahime', se ricordo bene e non e' frutto della mia immaginazione, credo sia trascorso dall'unica volta in cui ho assaggiato un'autentica pastiera napoletana, un tempo incredibilmente lungo.
Recuperero'!


Per ora mi accontento della mia...
Signora Rita, Simo..grazie ancora!








Per la pasta frolla:
  • 250 g di farina
  • 80-90 g di zucchero
  • 100 g di burro
  • 2 uova
  • 1 cucchiaino di lievito per dolci
  • la scorza di un limone e, se vi piace, una leggera spolverata di cannella
  • un pizzico di sale


Per il ripieno:
  • 200 g di grano cotto (lo si trova gia' pronto al supermercato, apposta per la pastiera)
  • 110 ml di latte
  • 200 g di ricotta
  • 130 g di zucchero
  • un cucchiaino scarso di sugna (strutto) o burro
  • 2 uova
  • 1 bustina di vanillina
  • 2 fiale di acqua di fior d'arancio
  • 1 cucchiaio di limoncello
  • la scorza di un limone
  • 70 g di frutta candita (preferibilmente cedro o agrumi in genere)
  • un pizzico di sale per montare gli albumi a neve




Per prima cosa preparate la pasta frolla: miscelate alla farina, lo zucchero, il pizzico di sale, la scorza del limone e il lievito per dolci.
Disponetela quindi a fontana sul piano di lavoro e praticateci un foro al centro in cui metterete il burro appena ammorbidito e le due uova. (Per le sbrigative, buttate tutti gli ingredienti nel mixer e via)
Lavorate la pasta fino a renderla omogenea; datele quindi la forma di una palla e, dopo averla avvolta in un po' di pellicola trasparente, lasciatela riposare in frigo per almeno una mezz'ora.
Preparate intanto il ripieno: in una casseruola fate sciogliere appena la sugna, aggiungete il grano cotto e il latte. Mescolate a fiamma dolcissima per una decina di minuti, fino a quando cioe' l'impasto si sara' fatto cremoso. Spegnete il fuoco e fate raffreddare appena.
Intanto, in un'altra ciotola, amalgamate lo zucchero ai tuorli delle uova fino a renderli spumosi.
Unite la ricotta schiacciata con una forchetta (casomai fosse troppo asciutta, passatela invece al setaccio), il grano e mescolate con cura.
Aggiungete a questo punto la vanillina, il cucchiaio di limoncello, la scorza del limone, una delle fiale d'acqua di fior d'arancio e la frutta candita.
Unirete poi gli albumi che avrete montato a neve preferibilmente dopo aver sistemato il fondo di pasta frolla, in modo che non si "smontino" nel frattempo.
Prendete quindi la pasta dal frigo e, dopo averne levato circa un terzo che terrete da parte per farne le striscioline, stendetela col mattarello il tanto da ottenerne un disco sufficientemente grande da coprire una teglia (imburrata e infarinata) di circa 24 cm di diametro con in piu' circa 3 cm di bordo rialzato.
Versate il ripieno nella teglia, stendete il resto della pasta e ricavatene delle strisioline larghe circa 2 cm che sistemerete secondo la tradizionale disposizione della pastiera, avendo cura di saldarle alle estremita' con il resto della pasta.
La "tradizionale" disposizione delle striscioline dovrebbe essere tale da ricavarne alla fine dei rombi piuttosto che dei quadrati...e dico dovrebbe perche' personalmente ho un problema congenito con 'ste benedette striscioline e finisco sempre per disporle un po' come capita.


Infornate la pastiera in forno gia' caldo a 180 gradi per circa 40 minuti o fino a quando la superficie non risulti ben colorita e i bordi dorati.
Se poi ne gradite particolarmente l'aroma, distribuite sulla pastiera appena sfornata e quindi ancora bollente la seconda fiala di acqua di fior d'arancio.

venerdì 24 aprile 2009

Grissini all'uva sultanina





Oggi sembra finalmente arrivata la primavera.


Il cielo e' di un bell'azzurro pulito e dalla finestra aperta entra un'arietta tiepida che gonfia appena la tenda tutta illuminata di sole.
E da fuori arrivano le voci di chi si ferma a chiacchierare per strada e i gridolini dei bambini all'uscita dell'asilo, un po' di spadellamento dalla case di fronte e il mio vicino che, al solito, si esercita alla batteria.
Stamattina e' anche passata una banda musicale. Si', di venerdì mattina e senza un motivo apparente. E' sembrato strano anche a me. Mi son detta che magari i musicisti abitano tutti insieme e stavano andando a lavoro.



Comunque mi sentivo piuttosto allegra e mi e' venuta voglia di fare dei grissini.
E in particolare mi sono venuti in mente questi con l'uvetta che avevo mangiato una volta e che mi erano piaciuti un sacco, per quel sapore dolce-salato.
La ricetta e' molto semplice e mi son divertita ad "arrotolare" i grissini che naturalmente alla fine erano tutti diversi uno dall'altro; chi piu' lungo chi piu' tozzo chi piu' storto...


Dei mostri buoni insomma.










  • 200 g di farina bianca
  • poco piu' di 100 ml di latte
  • 100-110 g di uvetta sultanina
  • circa 10 g di lievito di birra
  • 2 o 3 cucchiai di olio extra vergine d'oliva
  • un pizzico di sale


Fate rinvenire l'uvetta in poca acqua calda.
Disponete sul tavolo la farina a fontana e versateci quindi il lievito di birra che avrete sciolto in una piccola parte del latte intiepidito, l'olio d'oliva e il sale.
Aggiungete man mano il latte cominciando ad impastare e lavorate energicamente la pasta finche' non sara' diventata tesa ed elastica. Aggiungete dell'altra farina se vi dovesse sembrare troppo umida o appiccicosa o, al contrario, un po' di latte se troppo asciutta.
Coprite con un telo umido e fate lievitare per una mezz'ora.
Riprendete quindi la pasta, uniteci l'uvetta che avrete asciugato con un panno e lavoratela ancora fino a che il tutto non si sia ben amalgamato.
A questo punto prelevate piccole porzioni di pasta e "arrotolatele" sul tavolo con le mani infarinate (non troppo pero' perche' viene meglio con la pasta leggermente appiccicosa).
Infornate a 180 gradi per 10-15 minuti o finche' i grissini saranno ben dorati su tutti i lati.

domenica 12 aprile 2009

Biscotti al Tarassaco




Meditavo di fare questi biscotti da non so piu' quanto tempo ormai. Avevo visto la ricetta pubblicata da Terry e mi aveva subito incuriosito...
E cosi' ho approfittato di questa manciata di giorni trascorsi a casa dei miei per le feste pasquali, ed in particolare di quest'unica giornata di quasi sole, per prendere sotto braccio A. e un piccolo canestro e andare, tipo Cappuccetto Rosso e Lupo, alla ricerca dei fiorellini che mi servivano.
C'e' chi lo chiama Dente di leone, chi Soffione, Zicoria burda qui da noi, Brusa oci in Veneto, Piscialetto o Ingrassaporci per i Toscani, Pisciacane in Umbria e la lista e' ancora lunga; questo tanto per dire quanto il fiore di Tarassaco sia comune un po' ovunque nelle nostre campagne. Mamma generalmente nel periodo precedente la fioritura ne coglie le foglie, le lessa e ne fa un'insalata dal gusto amaro che condisce semplicemente con olio e aceto ed e' in assoluto tra le mie preferite; e ho pure scoperto che i boccioli dei fiori si possono metteresott'aceto tipo i capperi...
Ad ogni modo, vincendo le diffidenze familiari, ho preparato i biscotti e devo dire che li ho graditi moltissimo!Non sono particolarmente dolci e hanno un certo saporino che ricorda il polline. E no, non sono riusciti a sciogliere del tutto le diffidenze ma in compenso hanno creato cosi' tantacuriosita' che li ha assaggiati persino mio fratello; e si' che in cucina siamo acerrimi nemici.


Ammetto che non saranno i biscotti al Tarassaco a fare da calumet della pace....






Ho modificato un pochino la ricetta di Terry, un po' nelle dosi, un po' rispetto agli ingredienti di cui disponevo in casa; ma rifacendoli credo riutilizzerei ancora il muesli al posto dei fiocchi d'avena. Oppure provare ad usare il miele di castagno al posto del millefiori aggiungendo una bella manciata di frutta secca...Beh, potro' pensarci fino al prossimo sole!
Quasi dimenticavo....Buona Pasqua a tutti! :)









(per circa 30 biscotti)


  • 200 g di farina lievitante (o mezza bustina di lievito)
  • 100 g di fiocchi d'avena o muesli
  • 130 g di miele di millefiori
  • 100 ml di olio di semi
  • 20 fiori di Tarassaco circa
  • la scorza di un limone (o, come suggerito da Terry, dell'estratto liquido di vaniglia)
  • 2 uova


Lavate delicatamente i fiori e poggiateli su un canovaccio ad asciugare.
Intanto in una ciotola sbattete brevemente le uova, il miele liquido e l'olio; quindi la scorza del limone e i petali del Tarassaco, scegliendone solo quelli gialli e scartando i verdi piu' esterni.
Unite in ultimo la farina lievitante e i fiocchi d'avena. L'impasto deve avere una consistenza tale da poterlo disporre sulla teglia (infarinata o coperta da un foglio di carta forno) a cucchiaiate:casomai dovesse risultare troppo denso, potete aggiungere 1 o 2 cucchiai di latte. State attente a disporre i biscotti sufficientemente distanti tra loro in modo da impedire che si "saldino"in cottura.


Fate cuocere in forno gia' caldo a 160-170 gradi per 15-20 minuti o fino a quando si saranno dorati.
Fateli poi raffreddare su una gratella.

giovedì 26 marzo 2009

Spezzatino agli Champignon





Non che io sia particolarmente "carnivora" essendo anzi per natura piu' propensa al vegetariano; non posso tuttavia negare che, almeno di tanto in tanto, una bella portata di carne possa dare delle sane soddisfazioni.


Con il pieno consenso di A. per cui va bene fare gli erbivori brucando lattuga e cicoriette dall'orto ma che non dimentica mai di mandarmi piccoli e "velati" suggerimenti sui suoi desideri decisamente piu' sanguigni. Tipo camminare per strada, fermarsi improvvisamente rapito e dire: "Senti che buon profumo di carne alla brace?Mammamia...dev'essere agnello.."



Agnello alla brace?Alle 9 del mattino??!?


E insomma per far felice anche lui oggi ho optato per questa ricetta profumata e di spirazione francese che insieme a una bottiglia di buon vino rosso, sarebbe perfetta da mettere nel cestino da picnic.



Per la cottura della carne consiglio, se possibile, l'utilizzo della pentola a pressione: dimezza i tempi di cottura e rende
piu' tenera la carne. Andra' altrimenti bene un qualsiasi tegame col coperchio.
(per 2 persone)


  • 400gr di polpa di manzo a dadoni
  • 150 gr di cipolline
  • 200 gr di funghi tipo champignon
  • 30 gr di pancetta dolce
  • 1/2 cucchiaio di farina
  • 1 scalogno
  • 1/2 bicchiere di vino rosso (circa 70-80 ml)
  • una generosa manciata di erbe aromatiche (timo, maggiorana, salvia, rosmarino..fate voi!)
  • circa 200 ml di brodo
  • olio extravergine di oliva
  • sale e pepe


Fate soffriggere appena lo scalogno tritato in poco olio d'oliva. Aggiungetevi la carne e fate rosolare per qualche minuto mescolando; cospargetela quindi con il mezzo cucchiaio di farina e mescolate ancora.

Unite le erbette aromatiche tritate e sfumate con il vino rosso. Aggiungete quindi un mezzo mestolo (circa 100 ml) di brodo salato e se usate la pentola a pressione, chiudetela e fate cuocere dal momento in cui comincia a "spifferare" un quarto d'ora circa, spegnete il fuoco e lasciate trascorrere un altro quarto d'ora prima di riaprirla; se utilizzate invece un normale tegame, fate cuocere coperto a fuoco dolcissimo per circa un'ora.

Intanto, preparate a parte le cipolline e i funghi; in entrambi i casi utilizzateli pure interi se sono di piccole dimensioni, divideteli grossolanamente in caso contrario.

Fate rosolare le cipolline in poco olio d'oliva, bagnatele con il restante brodo e fate cuocere finche' quest'ultimo si sara' asciugato e le cipolline risulteranno tenere.
In un altro tegame soffriggete in un filo d'olio d'oliva la pancetta tagliata a cubetti. Unite i funghi, salateli e pepateli appena e fateli rosolare brevemente.
Unite le cipolline e i funghi alla carne, e fate insaporire per qualche minuto su fiamma dolce. Ultimate con una manciata di foglioline di timo.

venerdì 20 marzo 2009

Crema di cavolfiore





Con queste prime tanto anelate giornate di sole ecco finalmente i segni inconfondibili dell'arrivo della primavera: gli uccelletti che cantano allegri tre ottave sopra i toni mogi e melanconici dello scorso periodo; le gemme paffuttelle sui rami degli alberi e le mie povere piantine sul davanzale della finestra che si cominciano a distinguere dai geranei di plastica ormai a tinta unita (ha proprio ragione mia madre, a primavera germoglierebbero anche gli stecchi dei ghiaccioli!); noi che cominciamo finalmente a svernare, mettendo da parte le pelliccie d'orso cacciati durante l'inverno e il malloppo di scuse accumulate finora per sottrarci senza traumi alle glaciali uscite serali con gli amici che a malapena si distinguono sotto i 13 strati di lana irlandese.


E cambiano anche le mie amate zuppe di verdure, piu' semplici, leggere, "luminose", che chiedono irresistibilmente di essere consumate anche tiepide per dei pranzi su patii soleggiati...Chi poi come me puo' godersi un po' di sole solo trascinando il tavolo da pranzo fino alla finestra, beh, puo' sempre sorbire la sua zuppa chiudendo gli occhi e immaginando gli atrui patii...

Oggi comunque e' la volta di una crema, di cavolfiore per l'occasione.









  • 350 gr di cimette di cavolfiore
  • 1 porro
  • 500 o 600 ml di brodo vegetale, a seconda della cremosita' piu' o meno consistente che preferite
  • 20 gr di farina di riso (ma potete usare anche quella bianca)
  • crostini di pane
  • qualche rametto di timo
  • poco pepe e una manciata di zenzero in polvere o noce moscata
  • olio extravergine di oliva

Versate un filo d'olio in una casseruola, unite il porro tagliato a rondelle (solo il bianco) e le cimette di cavolfiore e fate stufare per una decina di minuti.
Unite il brodo vegetale salato e fate sobbollire finche' le verdure non si saranno fatte tenere (un quarto d'ora circa se utilizzate la pentola a pressione).
Passate il tutto fino a ricavarne una crema, riportate a bollore e legatela aggiungendo la farina di riso. Continuate a far bollire per dieci minuti circa.
Pepate leggermente la crema, e servitela con una spolverata di zenzero (o se preferite noce moscata), una manciata di foglioline di timo, crostini di pane e a finire, un filo d'olio d'oliva.