
Di ritorno da un'ulteriore manciata di giorni trascorsi a casa dei miei e dal compleanno piu' ricco di sorprese che abbia mai avuto...beh...mi sentivo un po' malinconica.
Si, insomma, di quella malinconia vagamente nostalgica che in certi momenti si insinua come una nebbiolina sottile un po' tutt'intorno, impregnando l'aria, confondendosi nei profumi, avvolgendo le cose cosi' che ciascuna, capitandoci tra le mani, susciti mille pensieri e altrettanti ricordi lontani.
A niente e' valso il sole brillante fuori dalla finestra; avevo questo umore autunnale e non c'era niente da fare. E siccome saggezza popolare vuole che "se non puoi batterli unisciti a loro", sebbene non sia poi cosi' sicura che di saggezza si tratti, ho preferitoassecondarlo con questa ricetta.
La schiacciata all'uva mi riporta alle volte in cui da bambina, capitava di andare a vendemmiare nella vigna di mio zio. Adoravo cogliere l'uva mangiandone di tanto in tanto qualche acino piccolo e dolce,chiaccherando con i miei cugini o ascoltando i discorsi degli adulti, presi anche loro da qualche ricordo o da qualche scherzo d'annata (o almeno questo e' quello che capitava nel raggio d'azione di mia madre e mia zia..).
Ma a questi si aggiungono anche i ricordi legati al periodo trascorso a Firenze, dove la schiacciata e' un rito e una tra le prime note dolci che promettono l'autunno imminente.
Si, insomma, di quella malinconia vagamente nostalgica che in certi momenti si insinua come una nebbiolina sottile un po' tutt'intorno, impregnando l'aria, confondendosi nei profumi, avvolgendo le cose cosi' che ciascuna, capitandoci tra le mani, susciti mille pensieri e altrettanti ricordi lontani.
A niente e' valso il sole brillante fuori dalla finestra; avevo questo umore autunnale e non c'era niente da fare. E siccome saggezza popolare vuole che "se non puoi batterli unisciti a loro", sebbene non sia poi cosi' sicura che di saggezza si tratti, ho preferitoassecondarlo con questa ricetta.
La schiacciata all'uva mi riporta alle volte in cui da bambina, capitava di andare a vendemmiare nella vigna di mio zio. Adoravo cogliere l'uva mangiandone di tanto in tanto qualche acino piccolo e dolce,chiaccherando con i miei cugini o ascoltando i discorsi degli adulti, presi anche loro da qualche ricordo o da qualche scherzo d'annata (o almeno questo e' quello che capitava nel raggio d'azione di mia madre e mia zia..).
Ma a questi si aggiungono anche i ricordi legati al periodo trascorso a Firenze, dove la schiacciata e' un rito e una tra le prime note dolci che promettono l'autunno imminente.

Ho usato una ricetta trovata tempo fa non ricordo piu' dove (purtroppo) ma simile a quella di Anice&Cannella a sua volta simile a quella di Marble a sua volta simile a quella di P. Petroni....insomma quello che capita sempre a proposito di una ricetta :)
L'uva da schiacciata e' per eccellenza del tipo canajola, cosi' diffusa nelle vigne toscane, ma se ne puo' comunque usare di altra qualita' purche' ad acino nero da vino.
L'uva da schiacciata e' per eccellenza del tipo canajola, cosi' diffusa nelle vigne toscane, ma se ne puo' comunque usare di altra qualita' purche' ad acino nero da vino.

- 400 g di farina bianca
- 200 g circa di zucchero
- 20 g circa di lievito di birra fresco
- 2 cucchiai di olio extra-vergine di oliva
- un pizzico di sale
- 1 kg di uva canajola (o di un'altra qualita' ad acino nero da vino)
- una manciata di semi d'anice
- poco zucchero a velo
Per prima cosa procedete con la preparazione della pasta: in pochissima acqua tiepida sciogliete il lievito ed emulsionate con l'olio d'oliva, il sale e 4 cucchiai di zucchero. Unite quindi la farina e cominciate ad impastare aggiungendo man mano tanta acqua quanto basta per ottenere una pasta liscia ed elastica che non si appiccichi alle mani. Lavorate energicamente la pasta per almeno una decina di minuti. Formatene quindi una palletta che sistemerete in un recipiente piuttosto capiente coperto da un panno umido e lasciate lievitare, magari nel forno appena intiepidito, per almeno un'ora e mezzo.
Lavate intanto i grappoli d'uva e sgranatene con cura gli acini.
Con i due terzi dell'impasto tirate ora una sfoglia sottile e disponetela in una teglia unta d'olio (ungete anche la carta da forno casomai decideste di usarla) lasciando i bordi alti.
Disponeteci sopra circa 700g d'uva, cospargete con 2-3 cucchiai di zucchero e date un giro d'olio.
Tirate quindi un'altra sfoglia con la pasta rimanente e disponetela sull'altra chiudendo i bordi con attenzione; mettete sopra il resto dell'uva, zuccherate con altri 2 cucchiai di zucchero, date una manciata di semini d'anice e un altro giro d'olio.
Infornate a 180/200 gradi per circa un'ora o fino a quando la schiacciata non sara' ben dorata.
Una volta sfornata, laciate intiepidire appena la schiacciata e cospargete con dello zucchero a velo.









