giovedì 16 febbraio 2012

Minestrina di latte, etciu'...



Il Commissario e' malato. L'Assistente pure. A me sta passando il raffreddore ora e ad A. sta venendo.
Anche la mia pusher di carta e cartoncini ha l'influenza e la signora delle pulizie non e' da meno...

Insomma, un'ecatombe.

Cosi', tra una scatola di antibiotico e una manciata di vitamine, proprio con il Commissario, e' saltata fuori la faccenda del "menu' da malato". Piu' che menu', in realta' e' un piatto unico; quello che ufficializza a tutti gli effetti che si e' malati e che, solitamente, gia' da bambini, ci preparava la mamma per "dare un po' di sostanza".
Per il Commissario e l'Assistente e' la mitica minestrina col formaggino, buonissima e che, tra l'altro, non mangio da una vita.
Per A., piu' sofisticato e dal palato raffinato, le sogliolette al parmigiano.
Per me e mio fratello, invece, e' stata da sempre la minestrina di latte; ma non una minestrina qualsiasi, dovevano esserci rigorosamente le stelline... ( e si', quando ancora non esistevano i "Piccolini", la pasta per noi bambini erano le stelline, i fusilli che, grandi erano grandi, pero' simpatici, e gli spaghetti tagliati con la forchetta).

E comunque era da un sacco che non la mangiavo. E se devo dire la cosa che piu' mi piace in assoluto di questa pregiatissima minestrina, sono le ultime cucchiaiate di latte con quel saporino leggero di sale... Eheh, che sciccheria! :)


Se poi siete bloccati a letto con l'influenza anche voi, sommersi dalle coperte, con un fazzoletto legato al naso, il termometro sotto un ascella, in una mano la spremuta piu' fredda del West e nell'altra appena l'energia per muovere il cursore sul monitor del computer, beh...vi va di dirmi qual'e' il vostro piatto-forte-antivirus? ;)


Per una (ricostituente) porzione:
Ingredienti:

  • 200 ml di latte
  • 40 g di stelline, magari all'uovo
Cuocete le stelline nell'acqua salata a piacere e fate intanto scaldare il latte ( o bollire se non pastorizzato).
Una volta cotta la pastina, scolatela e unitela al latte caldo.

lunedì 13 febbraio 2012

Bicchierini di cioccolato fondente e crema alla vaniglia - Buon San Valentino!



Un bicchierino e' adatto a una quantita' di occasioni; e non e' il motto di un alcolista anonimo.

Parlo di questi al cioccolato fondente (una volta o l'altra li provero' anche col cioccolato bianco) da riempire a piacere con creme, mousse, frutta, gelato e, perche' no, anche con un liquorino.

Con un poco di pazienza non ci metterete molto a prepararli; e sono buoni da mangiare e carini da regalare.

Questa volta ho scelto un ripieno semplice di crema alla vaniglia ma fino all'ultimo sono stata indecisa se affondarci dentro una mandorla tostata...


Se poi, già che ci siete, volete continuare con un San Valentino all'insegna del fai-da-te, potete stampare da voi il bigliettino scegliendolo magari tra quelli carinissimi disegnati da Pumpkins & Posies per l'occasione...
Li trovate qui e sono free printable.


Per preparare i bicchierini vi occorrera' semplicemente del cioccolato fondente (70 o 80 o 90% fate voi), dei pirottini di carta e il ripieno che preferite.

Fondete il cioccolato a bagnomaria e, aiutandovi con un cucchiaino, ricopritene con cura la superficie interna dei pirottini insistendo in particolare sui bordi perche' i bicchierini risultino robusti a sufficienza.
Sistemate questi ultimi su un vassoio e metteteli in frizzer per circa un'ora perche' il cioccolato si indurisca nuovamente.
Estraete quindi i bicchierini di cioccolato dai pirottini aiutandovi con un ago inserendolo da prima tra il cioccolato e la carta e facendo poi leva delicatamente.
Terminata "l'estrazione" rimetteteli in frizzer per un po' prima di dedicarvi al riempimento.

Tenete presente che con 50 g di cioccolato mi sono usciti 14 bicchierini usando dei pirottini da 2,5 cm di base ma son stata fortunata e non ne ho rotto nessuno; vi consiglio di mettere sempre in conto qualche caduto sul campo...

Buon San Valentino a tutti! :)

lunedì 6 febbraio 2012

Spezzatino semplice di pesce e patate



A volte, andando a fare la spesa la sera tardi capita di trovare qualcosa di un po' diverso dal solito...
Stavolta, al banco del pesce, c'era questo "spezzatino": tranci piu' o meno grandi di pesce di vario tipo. Sicuramente quel che era rimasto dalla giornata.
Ma non aveva un cattivo aspetto quindi ne ho preso un po' per la cena.

Quel che c'era nel mio cartoccio alla fine era quasi esclusivamente salmone, palombo e un'idea di anguilla.
 Ma voi fate meglio: andate a fare la spesa prima di quanto non abbia fatto io e scegliete una varieta' di pesce piu' ampia secondo i vostri gusti ma che sia grassoccio e...senza troppe spine. 


Dosi per 2 persone.
Ingredienti:

  • 450 g di tranci di pesce (palombo, salmone, anguilla, pesce spada, etc.)
  • 300 g di patate
  • 2 spicchi d'aglio
  • un mazzetto di prezzemolo
  • 1 costa di sedano
  • un pizzico di peperoncino
  • 3 cucchiai di polpa di pomodoro
  • 100 ml di brodo 
  • vino bianco per sfumare

Preparate nella pentola a pressione un soffritto con l'aglio e il prezzemolo tritati, la costa di sedano tagliata a rondelle sottili e il pizzico di peperoncino.

Aggiungete i tranci di pesce, all'occorrenza sciacquati e tamponati con un panno o della carta assorbente, e le patate divise in tocchi di media grandezza.

Lasciate arrostire per pochi minuti mescolando poco e con delicatezza per non rompere il pesce e sfumate con del vino bianco.

Aggiungete quindi la polpa di pomodoro e il brodo cui avrete aggiunto la punta di un cucchiaino di sale.

Chiudete la pentola a pressione e fate cuocere per 10 minuti da quando comincia a fischiare; quindi spegnete il fuoco, fate sfiatare sollevando l'apposita valvola e aprite la pentola.

Servite con un filo d'olio d'oliva extra vergine crudo e una manciatina di prezzemolo tritato e fresco.
Se preferite, potete evitare il peperoncino nel soffritto e aggiungere alla fine una leggera spolverata di mix creola (pepe nero, pepe bianco, pepe verde, pimento, schinus)  

giovedì 2 febbraio 2012

Ribollita toscana


Voglio che sia messo ai verbali che non inauguro la nuova sezione dedicata alla cottura in pentola a pressione con una ricetta a caso.
Niente ceci in brodo, nessun ossobuco in umido, ne' qualsivoglia brasato.
Comincio con quella che ritengo la regina di tutte le zuppe: la Ribollita toscana ( si, ci va anche la maiuscola ).

Leggesi su "La cucina toscana" di Maria Teresa di Marco e Marie Cécile Ferré:

" Dal 2001 esiste una ricetta certificata della vera Ribollita Doc, depositata dalla Delegazione di Firenze dell' Accademia italiana della cucina addirittura presso un notaio. Non possiamo che essere felici dell' esistenza di questa versione ufficiale che ha il nobile compito di difendere un piatto, che e' l'essenza stessa della toscanita', da tante storpiature propinate a turisti poco accorti anche al di fuori della Toscana. (...) "

Aggiungono poi che, come tutti i piatti che fanno parte da tempo immemorabile di una tradizione di sapori locale, le varianti sono innumerevoli e non per questo meno autentiche.

Assolutamente d'accordo. E cosi' anche io, che, non essendo toscana, ne avrei avuto senz'altro meno diritto, ho cominciato con una ricetta attinta nemmeno ricordo piu' da dove e che, col tempo, e' diventata quella che vi propongo oggi.
Nella versione fast, perche' utilizzando la pentola a pressione per le cotture, i tempi si riducono notevolmente. Non so nemmeno io come abbia ultimamente guadagnato minuti ma mi sono cronometrata... Impiego per tutta la preparazione, lavaggi e tagli della verdura compresi, due ore (escludendo pero' la variabile del pane che vi diro' poi ): mica male.



A proposito di pentola a pressione, colgo l'occasione per suggerire a chi volesse attingere a un'inesauribile fonte di utili consigli e invitanti ricette, di visitare il bel sito cucinarehip.it di Laura e Lina. Io non manchero' senz'altro; m'e rimasto 'sto chiodo fisso della high-pression-cheesecake...

Un'ultima cosa sulla Ribollita. Sono passati ormai tanti anni da quando ne ho assaggiato una buonissima a Firenze in una piccola trattoria trovata per un puro e fortunatissimo caso e di cui rimpiango amaramente di non ricordare il nome. Ma se capitate qui a Pisa e ne volete assaggiare un'ottima versione, mi sento di consigliarvi di andare all' Osteria Dei Cavalieri; tra l'altro hanno un olio extra vergine robusto e buono, che va a nozze con questo piatto.
Ah si, perche', fatevene una ragione, con la Ribollita l'olio non si lesina!

Ecco dunque la ricetta sperando torni comoda anche al Commissario...


Dosi per 4 persone.
Ingredienti:
  • 250 g di fagioli cannellini
  • 250 g di cavolo nero
  • 250 g di cavolo verza
  • 150 g di bietola 
  • 1 cipolla
  • 1 patata
  • 1 porro
  • 1 carota
  • 1 costa di sedano
  • 2 o 3 spicchi d'aglio
  • 200 g di polpa di pomodoro
  • 1 mazzetto aromatico di rosmarino e salvia
  • olio extra vergine d'oliva
  • sale e pepe
  • 200 ml di acqua o, meglio, brodo vegetale ( piu' quello per la eventuale ricottura col pane )
  • pane raffermo preferibilmente del tipo toscano senza sale
Mettete i fagioli che avrete tenuto a mollo per una notte intera nella pentola a pressione, aggiungete dell'acqua che li copra fin sopra un dito e un terzo di cuccchiaino da caffe' di sale. Chiudete la pentola e fate cuocere lasciando passare 20 minuti da quando comincia a fischiare. A quel punto, spegnete la fiamma e lasciate che la pressione si abbassi naturalmente senza far sfiatare.

Lavate  e preparate intanto le verdure. Togliete le coste piu' coriacee al cavolo nero, alla verza e alla bietola e tritatele grossolanamente cosi' come l'aglio, la cipolla, la carota, il porro, la costa di sedano e la patata. ( Potete anche dividere il tutto in tocchi grossolani e tritarli in un robot da cucina con la funzione "pulse" ). Tagliate quindi le foglie in listarelle mediamente sottili.

Aprite ora la pentola a pressione (assicurandovi prima che si sia effettivamente depressurizzata sollevando la valvola) e travasate i fagioli, acqua di cottura compresa in un capente piatto o insalatiere.

Versate quindi nella pentola a pressione le verdure tritate e soffrigetele appena in poco olio extra vergine d'oliva. 
Aggiungetevi la polpa di pomodoro e, man mano, mescolando e pazientando, le verdure a listarelle una manciata per volta, facendo via via "abbassare" la precedente prima di aggiungervi la nuova. So che arriverete al punto in cui penserete "Ok, e' impossibile, non ce ne va un pezzetto di piu'!" ma abbiate fede; ci stara' tutto e perfettamente entro il limite di contenimento massimo indicato nella pentola.

Versate ora i 200 ml di liquido che puo' essere dell'acqua in cui avrete diluito un cucchiaino di sale o mezzo dado e mezzo cucchiaino di sale; o del brodo vegetale saporito cui aggiungerete comunque il mezzo cucchiaino di sale. Va da sé che la salatura va fatta secondo i gusti e tenendo presente che a un'eventuale carenza di sale si puo', in questo caso, rimediare in seguito.

Aggiungete il mazzetto aromatico che vi consiglio di legare con dello spago da cucina per facilitarne il recupero, date un'ultima rimestata, quindi chiudete la pentola a pressione e fate cuocere per una quindicina di minuti da quando comincia a fischiare     per poi spegnere il fuoco e, di nuovo, lasciare abbassare la pressione naturalmente.

Aprite la pentola e, usando preferibilmente un mixer ad immersione, passate un terzo della zuppa; passate anche un terzo o metà dei fagioli direttamente nella ciotola in cui li avevate sistemati e uniteli al resto della zuppa.

A questo punto le cose sono due.
La versione a parer mio "piu' autentica" e' questa: dovreste aver ottenuto una zuppa piuttosto consistente; aggiungetevi quindi ancora un po' di brodo, il pane raffermo diviso in tocchi o fette grossolane e "ribollite" la zuppa (stavolta in modo tradizionale) un'altra volta fino a che il pane si sia ammorbidito e sfatto.
Altrimenti, variante altrettanto diffusa e appetitosa, disponete direttamente nei piatti il pane tagliato a fette (io in questo caso una struscicatella con dell'aglio non la disdegnerei), copritelo con la zuppa e aspettate a consumarla il tempo di farlo ammorbidire un po'.
In entrambi i casi non potete dimenticare una rispettabile irrorata di olio extra vergine d'oliva saporito da "saper di carciofo" e una generosa macinata di pepe nero.

Regolate secondo gusto anche la consistenza della zuppa aggiungendo o meno dell'altro liquido; tenete pero' presente che deve rimanere piuttosto ferma e non "brodosa".

martedì 31 gennaio 2012

Buon compleanno, A. !



Pero' sarebbe potuta andare meglio. Avrebbe potuto essere una charlotte, arancia e cioccolato per l'esattezza, corredata di multistrato e pennacchietti di panna montata. E invece non e' voluta neppure uscire dallo stampo...

Poco male, i cucchiai hanno espugnato il forte di savoiardi dall'alto.

E poi non e' questo l'importante; quel che conta veramente e'.... 

tanti, tanti auguri, A. ! :)

domenica 5 dicembre 2010

Frullato arance-pera-banana




Non so perche’ ma non ci avevo mai pensato prima. Davvero. Se dovevo fare un frullato, la base era il latte o il gelato e poi aggiungevo la frutta. Un milkshake insomma.
Poi ci hanno pensato tutti e l’idea ha dilagato. Non so se la prima ad iniziare sia stata la Mulino Bianco ma una cosa e’ certa: vi sfido a trovare un solo supermercato che ora non abbia uno stand o una porzione del banco frigo pieno di "frullati-tutta-frutta". Biologico o non biologico, per tutti i gusti del palato e dell’occhio con l’attuale parola d’ordine nel concetto e nel packaging che suggerisce: cosi’ naturale che potrei mangiarmi pure il contenitore.



Pero’, insomma, l’idea e’ buona. E semplice, il che la rende ancora piu’ buona. Il punto e’ che e’ talmente semplice che...perche’ non farli in casa?
Basta frullare, eventualmente spremere qualcosa, frutta succosa e corposa nelle giuste proporzioni e voila’, il frullato e’ pronto.

E poi adesso sta iniziando il periodo delle arance che, gastrite e dentista permettendo, fanno da ottima base. Senza neppure bisogno di aggiungere zucchero perche’ se doveste trovarle un po’ troppo acerbe, sara’ sufficiente accoppiarle con dei frutti zuccherini che le ammorbidiranno il tanto che basta. Come nel caso di questo mio primo frullato-tutta-frutta (e di stagione) garantito al cento per cento anche per quelli a cui l’aspro delle arance proprio non sconfinfera.

Inoltre e’ talmente facile da preparare e bello da vedere che vi verra’ subito la voglia!



Piuttosto, dopo aver letto dei succhi di frutta homemade preparati da Anice&Cannella sto meditando da qualche giorno sul provare a pastorizzarli; ossia, sterilizzare prima i barattoli previa bollitura e asciugatura in forno a 150 gradi, riempirli e farli bollire di nuovo insieme al contenuto.
Certo la cosa migliore rimane quella di farli e berli sul momento ma e’ senz’altro comodo averne di gia’ pronti da prendere al volo e portare a lavoro, a scuola o per il dopo sport.
Considerate pero’ che l’assenza di zucchero aggiunto che, oltre a dolcificare, funge da conservante, ne limitera’ la durata nonostante la pastorizzazione.
Appena provero’ e testero’ i tempi, vi faro’ sapere.




Per poco piu’ di un litro di frullato
(i frutti in questione si intendono di misure medie)

  • 4 arance
  • 1 pera matura al punto giusto (e cioe’ ne’ troppo dura ne’ che si scioglie in mano)
  • 1 banana

Spremete le arance o, se preferite, pelatele al vivo e usatene la polpa per intero privata dei semi, e frullate insieme alla pera e alla banana tagliate a tocchi fino a che il tutto non sara’ diventato denso e liscio.

Tutto qui.

giovedì 25 novembre 2010

Minestra di cavolo cinese





Se questo mio povero blog stenta un poco a partire, lo stesso non vale per le zuppe e minestre che con l’arrivo del freddo e le piogge, stanno andando avanti a pieno regime. Complice certamente anche la vasta scelta di verdure di questa stagione, tutte, chi piu’ chi meno, perfette per essere convertite in piatti caldi e “al cucchiaio”.


Tendo generalmente a variare di frequente le verdure che uso e gli accostamenti, un po’ per umore del palato, un po’ per colore ( fatta eccezione per la Ribollita di cui postero’ prestissimo la ricetta e che, per viscerale passione di A., spicca con impressionante incidenza...) e proprio durante una della mie ricognizioni nel reparto di frutta e verdure son finita a interrogarmi insieme a una signora che non si dava pace per l’assenza dei broccoli, sulla natura di quella verdura anomala che ci stava davanti. A meta’ strada tra un cavolo e una lattuga romana, il cartellino del prezzo ha poi svelato l’arcano: trattavasi infatti di cavolo cinese altrimenti chiamato cavolo di Pechino che mai avevo acquistato o notato prima.






Quel giorno pero’ e’ tornato a casa con me e, dopo aver spippolato un po’ su internet carpendo qualche veloce informazione dalla scheda che gli ha dedicato Giallo Zafferano, ho deciso che mangiarlo crudo sarebbe stata una maniera un po’ indiscreta per cominciare la nostra amicizia; meglio optare per una cottura e che fosse “in compagnia”...









Il risultato e’ stato questa minestra (si’, non c’e’ ne’ pasta ne’ riso di mezzo ma chiamarlo “zuppa” mi sembrava un po’ impegnativo), buona e garbata; non so se il pepe nero sia il profumo piu’ indicato al caso ma mi pare le doni quell’improvvisa nota piu’ secca e decisa per rafforzarne un pelino il carattere.


Beh, mi farete sapere.






Per 2 persone (abbondante)



  • 500g di cavolo cinese
  • 150 g di bietola
  • 1 cipolla
  • 1 porro
  • 1 carota
  • 1 costa di sedano
  • 1 patata
  • 1 spicchio d'aglio
  • brodo vegetale
  • una manciata di prezzemolo
  • olio extravergine d'oliva
  • sale e pepe nero


Lavate e mondate con cura le verdure quindi tritate finemente l’aglio e il prezzemolo e un po’ meno finemente la cipolla e la carota; dividete in tocchetti sottili la patata e affettate sottilmente pure il porro cosi’ come le coste del cavolo nero e della bietola che avrete separato dalle foglie.
Riunite il tutto in un capiente tegame (o una pentola a pressione da 4 litri) e fate soffriggere brevemente in poco olio extravergine d’oliva.
Aggiungete ora anche le foglie del cavolo nero e della bietola affettate in strisce non troppo sottili, coprite a filo col brodo vegetale e fate cuocere su fuoco dolce aggiungendo dell’altro brodo nel caso asciugasse troppo. Se usate invece la pentola a pressione, dopo aver unito il brodo (ce ne vorranno circa 200 ml), chiudete col coperchio e fate cuocere per 15 minuti da quando comincera’ a “spifferare”, spegnete il fuoco e aspettate altri 5 minuti prima di aprire.
Frullate ora col minipimmer ⅓ delle verdure (fate a occhio e secondo i vostri gusti) in modo da ispessire un poco il brodo. Salate, pepate e servite caldo caldo a piacere con qualche crostino di pane tostato e un giro d’olio extravergine.



domenica 31 ottobre 2010

Chi non muore si rilegge

Lo so, e’ passato tanto tempo.
Ma visto che continuavo a ripetermi che una volta o l’altra volevo pur ricominciare, mi son detta perche’ non oggi? Quale occasione migliore per riesumare ( e’ proprio il caso di dirlo...) questo mio povero blog e dare una spolverata a tutte le ricette e i progetti che avevo in mente di fare e che sono invece finiti nell’ultimo dei cassetti a coprirsi di polvere e ragnatele?
E dunque eccomi qui a far riandare qualche cardine cigolante e scovando in soffitta qualche appunto che mi suona sinistro, non ricordando ormai neppure perche’ lo avessi preso...


Ma ho tempo. E nulla di meglio da fare; e’ un Halloween tutto casalingo questo, con tanto di pioggia fuori dalla finestra e nessuna festa horror-fashion cui andare.


Dunque, saltato anche il te’ delle 5 alla teeria perche’ di guadare i torrenti che si formano qui in centro con la pioggia chi ne poteva piu’, con A. ci siamo dati alle decorazioni home made. Pipistrelli, ghirlandine e streghe bubbose di cartoncino per entrare nello spirito giusto e la tradizionale zucca intagliata che abbiamo deposto sul davanzale della finestra e che continuo a sbirciare con apprensione temendo un diffondersi d’incendio.
Confido poi in un film horror vecchia maniera e in una pizza che sta lievitando or ora in forno per finire al meglio la serata.
Piccole cose insomma ma e’ bene riniziare gradualmente.





Intanto auguro un tenebroso e agghiacciante Halloween a tutti, spiritelli e non.

mercoledì 3 febbraio 2010

Cous Cous ai cavoletti di Bruxelles e mandorle tostate





Ero indecisa se inserire questa ricetta in Ricette al volo tanto e' semplice e pratica da preparare.
Anche perché, specie nei casi di estrema premura, non disdegno un brodino di dadi da sostituirsi a quello tradizionale per la cottura lampo del cous cous.
E' un piatto buono e leggero, compatibilimente con il gradimento per i cavoletti di Bruxelles, naturalmente...
Che poi trovo un pochino bistrattati. Sara' forse una mia impressione ma se c'e' una verdura che nei telefilm (americani, naturalmente; in quelli italiani, fatta eccezione per Montalbano, non si mangia) fa rizzare il pelo a grandi e piccini e' proprio il cavoletto di Bruxelles. E sempre a lui, lo ammetto, associo ogni volta una massima che avevo letto una volta su un bicchiere della Starbucks secondo il quale la ragione per cui e' d'obbligo per i più piccoli mangiare le loro verdure a tavola, altro non e' se il metaforico insegnamento che nella vita non tutto ciò che fa bene e' anche piacevole...
Associazione ingiusta, ripeto.
Per quel che mi riguarda, per quanto li gradisca molto per accompagnare del cous cous, appunto, o un risotto o una portata di carne alla griglia, ammetto che faccio discretamente fatica a buttarli giù "lisci"...Quel saporino amarognolo che tanto mi piace nel mucchio, tanto mi stufa a ripetizione. Insomma, per me niente insalatina di cavoletti per intenderci.


Approfitto invece dell'aspetto vagamente esotico che ispirano sempre i piatti a base di cous cous, per segnalare l'apertura del 20 del mese scorso del portale de Le Storie di Altro.
Dalla sua ideatrice, Marina Ferrara, da cui mi e' stato gentilmente offerto di prestare alcune delle mie foto per la sezione legata all'alimentazione, la volonta' di creare un "portale per una vita alternativa"a 360 gradi. Articolato, infatti, nelle tre sezioni principali: Altra cultura, Altro stile di vita e Altra alimentazione, Le Storie di Altro si definisce animalista, ambientalista, ecologista, multietnico, e viaggiatore, proponendo approfondimenti su argomenti di carattere sociale e culturale strettamente legati al sostenibile, svariate sezioni dedicate all'alimentazione tra vegetarismo, rito del te' e il ricettario di nonna Minu' e numerose rubriche ricche di spunti e consigli per condurre uno stile di vita approntato alla consapevolezza e al rispetto dell'Altro.


Perché se come sempre sono convinta che l'equilibrio stia nel mezzo, vero e' che il mezzo ha bisogno di essere ben calibrato.




(per 3-4 persone)


  • 350 g di cavoletti di Bruxelles
  • 1 spicchio d'aglio
  • 70g di mandorle
  • olio extra-vergine di oliva
  • sale
  • 120 g di cous cous
  • 220 ml di brodo vegetale




Mondate e lavate con cura i cavoletti di Bruxelles. Divideteli quindi in quattro o più parti e lessateli in acqua leggermente salata o, meglio, al vapore.
Fate soffriggere appena l'aglio tritato nell'olio d'oliva e unite quindi i cavoletti lessati, facendoli saltare per alcuni minuti.
Disponete quindi il cous cous in un ampio recipiente, copritelo col brodo bollente e, coprendolo con un coperchio, fate cuocere per circa 5 minuti.
Tritate intanto le mandorle e tostatele appena in padella perché sprigionino tutto il loro profumo.
Con una forchetta dividete con cura il cous cous e unitevi quindi i cavoletti e le mandorle tostate.
A finire un filo d'olio crudo.


Suggerimento: perché il cous cous non si appiccichi eccessivamente durante la cottura, aggiungete mescolando un cucchiaio d'olio d'oliva prima di unirvi il brodo.

mercoledì 27 gennaio 2010

Crepes dolci con Lele Luzzati





Non e' trascorso molto tempo dal rientro qui a casa ma tanto e' bastato per far rientrare tutto nel solito tram tram quotidiano. E non lo dico con accezione negativa. In fondo, di tanto in tanto, specie dopo essere stata via cosi' a lungo, mi fa piacere riprendere le piccole abitudini, ritrovare tutti gli oggetti cosi' familiari al loro solito posto di sempre.
Ed era anche ora di un nuovo post; una bella spolverata dalle briciole dei saccottini agli spinaci che, buoni si ma come ha detto Massi, cominciano a sapere di stantio, e via, ricomincio da qui, anzi dal week end.

Non che mi possa lamentare del tempo in genere che, tra uno spostamento e l'altro, ho trovato quest'inverno (credo di aver usato il cappotto una decina di volte in tutto) ma sabato era davvero una gran bella giornata col suo sole giallo smaltato e l'aria limpida e frizzantina. Cosi' con A. abbiamo approfittato per fare una bella passeggiata mattutina e presi com'eravamo da tutta la serie di ragionamenti sconclusionati del fine settimana, dopo lungo, lunghissimo peregrinare, siamo approdati di fronte al Palazzo Lanfranchi su cui capeggiava lo striscione della mostra "Lele Luzzati atto III - un mondo di fiaba" ed e' stato veramente un felicissimo caso!





Per più di 60 anni, Emanuele Luzzati, e' stato uno straordinario narratore figurativo.
Nato a Genova nel 1921 ha cominciato a dedicarsi a quella che sarebbe stata una lunga, proficua e vivacissima attività artistica a Losanna, dove e' stato costretto a rifugiarsi a causa delle leggi razziali promulgate allora in Italia. E' stato pittore, illustratore, scenografo, ceramista e decoratore, a riprova di quanto intenso e divertito fosse il piacere di raccontare attraverso la figura, attingendo a qualsiasi tecnica e materiale, ricco o povero che fosse, che trovava a disposizione.
Ho trovato un gusto tutto particolare nell'osservare come nelle sue tavole si animino, su sfondi coloratissimi e ruvidi di pastelli a cera, personaggi cosi' vivaci e birichini che i colori riescono a stento a star dentro ai contorni disegnati a china o matita o pennarello e pezzi di cartaccia marrone e fibrosa piuttosto che damascata a motivi d'oro, diventino, di volta in volta, barchette, tegami, carretti trainati da scalmanati cavallini al galoppo, coperte per i lettini di piccoli Pulcinella in festa o ricchi abiti per paffute principesse dalle guance di mela.

Insomma se vi capita di essere in zona, fate un pensiero sul prendervi un momento per visitare questa mostra. Nulla importa se conoscete o meno Luzzati o se sapete quante scenografie ha realizzato, quanti libri illustrato o quante fiabe inventato.
Tanto appena sarete circondati dai suoi disegni, scivolerete, che lo vogliate o no, nella sua irresistibile atmosfera gioconda, vi affezionerete all'istante del suo irriverente Pulcinella e ritroverete intatto tutto l'affetto per quei vecchi compagni di gioco e d'avventura che conoscevate cosi' bene da bambini.





Con A. ne siamo usciti felici come due fringuelli. Trotterellando siamo tornati a casa ma era troppo tardi perché avesse senso preparare il pranzo.
Cosi' abbiamo scelto di fare merenda con delle crepes dolci alle strepitose marmellate di Luciana: more-senza-semini e mela-fichi-pinoli.

Felicita'







  • 130 g di farina
  • 2 uova
  • 30 g di burro
  • 2 cucchiai di brandy
  • un pizzico di sale
  • latte q.b.
  • poco burro per la padella


Amalgamate insieme la farina, le uova intere, il burro ammorbidito, il brandy e il pizzico di sale, dopodiché, sempre mescolando, aggiungete poco a poco tanto latte quanto basta per raggiungere una consistenza appena più densa di quella del burro fuso.
Fate quindi riposare l'impasto per circa mezz'ora in frigo.
Scaldare sul fuoco una padella di cui avrete imburrato appena il fondo; quindi versateci poco più di mezzo mestolo di impasto avendo cura di stenderlo su tutto il fondo inclinando la padella o aiutandovi con il fondo di un cucchiaio o dello stesso mestolo.
Lasciate cuocere per qualche minuto finché il lato della crepe si sia dorato, quindi girate e fate cuocere sull'altro.
Imburrate nuovamente la padella prima di cuocere ogni nuova crepe. Potete altrimenti usare una padella antiaderente e in tal caso sarà sufficiente imburrare solo la prima volta.
La prima crepe non sarà certamente un granche'; non fatevene una colpa. Come diceva sempre il padre di un amico "la premiere est pour le chien" ("la prima e' per il cane"); la padella ha bisogno di raggiungere la giusta temperatura e il burro di ripartirsi nella giusta quantità sulla superficie.
L'ideale sarebbe mangiare le crepe man mano che sono pronte il che può non essere pratico, specie per il cuoco. Se decidete quindi di prepararle tutte, abbiate cura di impilarle tutte in un unico piatto; si terranno almeno tiepide anche se si afflosceranno un po'.
Cosi' servite sono pronte per essere riempite a gusto personale con marmellate, nutella, frutta e tutto quanto può venirvi in mente e magari una spolverata di zucchero a velo o cacao in polvere per finire.

sabato 21 novembre 2009

Saccottini di sfoglia spinaci e scamorza





Si, ricette al volo, perche' tanto presto o tardi, arriva sempre il momento in cui ci si ritrova con a disposizione pochissimo tempo per cucinare e la necessita' di improvvisare qualcosa. Dovendo anzi, superare il test gli-ingredienti-che-ho-nel-frigo/dispensa, non sono sicurissima che queste ricette risultino esattamente utili in quanto tali; nascono d'altronde proprio in situazioni di emergenza...
E' possibile e mi auguro, invece, che costituiscano dei buoni spunti: "Saccottini di sfoglia agli spinaci" ma...non ho spinaci, solo cavolo rosso..bene, "saccottini di sfoglia al cavolo rosso" e voila'!
Piu' o meno e' quello che succede anche quando ci si sente organizzati e pronti all' "azione culinaria" ma spero che, in piu', queste ricette vi risultino pratiche e veloci come lo sono per me.




Vorrei inoltre aggiungere che e' fantastico potersi prendere cura con le proprie mani di ogni singolo ingrediente, reperendo magari frutta e verdura fresche o impastando personalmente una pasta brise', piuttosto che una frolla o una base per pizza o focacce. Ma quante volte un surgelato e' emerso miracolosamente dal frigo per salvare un contorno, un sugo o una qualsiasi portata per un pasto da "ultimo minuto"?


Certo non tutti i prodotti, surgelati inclusi, risultano essere sempre gradevoli o di buona qualita'; vorrei anzi, a questo proposito, trovare il modo di occuparmi di loro, scoprendoli, testandoli e proponendoli talora risultassero soddisfacenti. I suggerimenti saranno in questo speciale frangente, ancora piu' graditi!!




Ma ora bando alle ciance e passo alla ricetta...IL TEMPO STRINGE! :)






(per 4 o 5 saccottini)


  • 300 g di spinaci surgelati
  • 1 confezione di pasta sfoglia gia' pronta (preferibilmente di forma rettangolare)
  • 1 spicchio d'aglio
  • 50 g di scamorza divisa in cubotti
  • olio extra vergine d'oliva
  • sale




Disponete gli spinaci in una casseruola coperta su fiamma dolce in modo che, scongelandosi, possano cuocere lentamente nell'acqua che rilasceranno (aggiungetene dell'altra all'occorrenza).
Spostateli quindi in una padella in cui avrete fatto soffriggere appena l'aglio tritato in poco olio d'oliva; salate e lasciate insaporire, rosolando per alcuni minuti, e permettendo anche all'eventuale acqua in eccesso di asciugarsi.
Srotolate quindi la sfoglia (che generalmenete e' gia' poggiata su carta forno) sul piano di lavoro o direttamente sulla leccarda del forno e dividetela in 4 o 5 strisce di uguale larghezza tagliandola con un coltello. Disponete sulla parte inferiore di ciascuna striscia un po' degli spinaci e alcunicubotti di scamorza; quindi chiudete poggiando il lembo superiore su quello inferiore, avendo cura di siggillare i bordi in modo che il ripieno non fuoriesca durante la cottura.
Praticate su ciascun saccottino alcuni tagli con un coltello, salate appena e irrorate con un filino d'olio.
Infornate in forno gia' caldo a 180 gradi per circa 20 minuti o fino a quando la pasta non risulti ben dorata.

giovedì 5 novembre 2009

Muffin alle noci e fichi secchi





Il Giochino d'Autunno mi ha lasciata attrezzata di un po' di ingredienti che avevo preso per la sperimentazione.


Oggi e' stata quindi la volta di una ricettina dolce e semplice: muffin alle noci e fichi secchi, buoni per il te' delle 5 o per accompagnare un vin caldo o liquoroso magari dopo una bella passeggiata pomeridiana o una meno bella infradiciatura da temporale (che in questi giorni mi e', ahime', molto piu' familiare...).










(per circa 15 muffin)

  • 100 g di noci
  • 100 g di fichi secchi
  • 200 g di farina
  • 2 uova
  • 40 g di zucchero
  • 50 g di miele
  • 2 cucchiai di brandy
  • 80 ml d'olio di semi
  • 150 ml di latte
  • 1/2 bustina di lievito per dolci
  • un pizzico di chiodi di garofano in polvere
  • una manciata di gherigli di noce interi per guarnire
  • (sale)


Sgusciate e tritate grossolanamente le noci, dividete in pezzetti i fichi secchi e teneteli entrambi da parte.
Amalgamate ai tuorli delle uova lo zucchero e il miele; quindi il brandy, il latte e, sempre mescolando, aggiungete a poco a poco la farina.
Unite ora l'olio di semi amalgamandolo con cura e di seguito le noci tritate, i pezzetti di fichi secchi, il pizzico di chiodi di garofano in polvere e il lievito.
Montate a neve ben ferma gli albumi delle uova con un pizzico di sale e uniteli delicatamente al composto.
Versate l'impasto negli stampini da muffin (imburrati e infarinati se non sono in silicone) guarnendo ciascuno con un gheriglio di noce e infornate in forno preriscaldato a 160 gradi circa per 15-20 minuti.

giovedì 29 ottobre 2009

Ravioli alle noci con uva e gorgonzola





Una ricetta prettamente autunnale per un'occasione particolare; ovvero il Giochino d'autunno di Anice&Cannella.




L'ho trovata un'idea veramente carina! Intrigante avere gli ingredienti assegnati su cui improvvisare e bello poter sgarrare almeno un pochino....sisi, del tipo "il pericolo e' il mio mestiere" :)

E di "sgarri" ammetto ce ne sono stati un bel po'...


Potrei pero' dire a mia discolpa che se, ad esempio, ho sostituito alla farina, la semola fina e' stato perche' i ravioli tenessero meglio la cottura e conservassero una consistenza maggiore che trovavo piu' adatta alla ricetta...

Potrei dirlo, certo, ma siccome abbiamo tutti e sempre delle ottime ragioni per fare quello che facciamo (con notevoli doti di improvvisazione per altro!) e considerato che sono una colpevole impenitente, beh, non lo faro'! :)




Se posso invece aggiungere giusto un appunto, raccomanderei di usare un gorgonzola piuttosto saporito e di unire l'uva solo all'ultimo momento in modo da accentuare i contrasti nei sapori dolce e salato e nella temperatura tra il calore del piatto e la freschezza dell'uva.


(Dosi per 4 persone)


Ravioli

per la pasta:


  • 300 g di semola fina
  • 1 uovo
  • la punta di un cucchiaino di sale
  • acqua q.b.



per il ripieno:


  • 300 g di ricotta
  • 40 g di gherigli di noce
  • 20 g di parmigiano
  • un pizzico di noce moscata
  • un pizzico di sale




Per il condimento


  • 40 g di burro
  • 150 g gorgonzola
  • 2-3 cucchiai di latte
  • un grappolo d'uva bianca da tavola da circa 100g




Preparate per prima cosa il ripieno dei ravioli amalgamando tutti gli ingredienti; i gherigli di noce andranno senz'altro tritati con cura ma non riduceteli in polvere, lasciateli in piccoli pezzetti in modo che conservino una certa consistenza.
Preparate quindi la pasta unendo alla semola l'uovo e il sale e aggiungendo poco alla volta tanta acqua tanta e' necessaria per renderla elastica e malleabile; lavoratela molto bene.
Stendete quindi piu' sfoglie sottili e confezionate i ravioli usando una raviolatrice; o, se fate senza, distribuite l'impasto con un cucchiaio in piccole quantita' su una sfoglia, coprite poi con un'altra, pressate bene le giunture dei ravioli intorno al ripieno (in modo che non si aprano in cottura e per eliminare l'aria) e ritagliateli con una rotella dentata o una formella per ravioli.
Abbiate cura di spolverare di semola sia il piano su cui li poggerete, sia i ravioli stessi, intervallandoli, all'occorrenza in piu' strati con della carta oleata o da forno.
Preparate ora il condimento; in un tegame fondete il burro e uniteci il gorgonzola in pezzetti (aiutera' a fonderlo piu' facilmente) quindi, sempre mescolando perche' non si formino grumi, il latte.
Cuocete i ravioli in abbondante acqua salata, conditeli con la salsa al gorgonzola e unite gli acini d'uva divisi a meta' o in quattro a seconda della loro grandezza, direttamente nei piatti da portata.


Suggerimento: Unite all'acqua di cottura, un cucchiaio di olio d'oliva, utile per evitare che la pasta fresca si attacchi durante la cottura.

mercoledì 14 ottobre 2009

Schiacciata all'uva alla fiorentina





Di ritorno da un'ulteriore manciata di giorni trascorsi a casa dei miei e dal compleanno piu' ricco di sorprese che abbia mai avuto...beh...mi sentivo un po' malinconica.
Si, insomma, di quella malinconia vagamente nostalgica che in certi momenti si insinua come una nebbiolina sottile un po' tutt'intorno, impregnando l'aria, confondendosi nei profumi, avvolgendo le cose cosi' che ciascuna, capitandoci tra le mani, susciti mille pensieri e altrettanti ricordi lontani.


A niente e' valso il sole brillante fuori dalla finestra; avevo questo umore autunnale e non c'era niente da fare. E siccome saggezza popolare vuole che "se non puoi batterli unisciti a loro", sebbene non sia poi cosi' sicura che di saggezza si tratti, ho preferitoassecondarlo con questa ricetta.


La schiacciata all'uva mi riporta alle volte in cui da bambina, capitava di andare a vendemmiare nella vigna di mio zio. Adoravo cogliere l'uva mangiandone di tanto in tanto qualche acino piccolo e dolce,chiaccherando con i miei cugini o ascoltando i discorsi degli adulti, presi anche loro da qualche ricordo o da qualche scherzo d'annata (o almeno questo e' quello che capitava nel raggio d'azione di mia madre e mia zia..).
Ma a questi si aggiungono anche i ricordi legati al periodo trascorso a Firenze, dove la schiacciata e' un rito e una tra le prime note dolci che promettono l'autunno imminente.






Ho usato una ricetta trovata tempo fa non ricordo piu' dove (purtroppo) ma simile a quella di Anice&Cannella a sua volta simile a quella di Marble a sua volta simile a quella di P. Petroni....insomma quello che capita sempre a proposito di una ricetta :)
L'uva da schiacciata e' per eccellenza del tipo canajola, cosi' diffusa nelle vigne toscane, ma se ne puo' comunque usare di altra qualita' purche' ad acino nero da vino.








  • 400 g di farina bianca
  • 200 g circa di zucchero
  • 20 g circa di lievito di birra fresco
  • 2 cucchiai di olio extra-vergine di oliva
  • un pizzico di sale
  • 1 kg di uva canajola (o di un'altra qualita' ad acino nero da vino)
  • una manciata di semi d'anice
  • poco zucchero a velo


Per prima cosa procedete con la preparazione della pasta: in pochissima acqua tiepida sciogliete il lievito ed emulsionate con l'olio d'oliva, il sale e 4 cucchiai di zucchero. Unite quindi la farina e cominciate ad impastare aggiungendo man mano tanta acqua quanto basta per ottenere una pasta liscia ed elastica che non si appiccichi alle mani. Lavorate energicamente la pasta per almeno una decina di minuti. Formatene quindi una palletta che sistemerete in un recipiente piuttosto capiente coperto da un panno umido e lasciate lievitare, magari nel forno appena intiepidito, per almeno un'ora e mezzo.
Lavate intanto i grappoli d'uva e sgranatene con cura gli acini.
Con i due terzi dell'impasto tirate ora una sfoglia sottile e disponetela in una teglia unta d'olio (ungete anche la carta da forno casomai decideste di usarla) lasciando i bordi alti.
Disponeteci sopra circa 700g d'uva, cospargete con 2-3 cucchiai di zucchero e date un giro d'olio.
Tirate quindi un'altra sfoglia con la pasta rimanente e disponetela sull'altra chiudendo i bordi con attenzione; mettete sopra il resto dell'uva, zuccherate con altri 2 cucchiai di zucchero, date una manciata di semini d'anice e un altro giro d'olio.
Infornate a 180/200 gradi per circa un'ora o fino a quando la schiacciata non sara' ben dorata.
Una volta sfornata, laciate intiepidire appena la schiacciata e cospargete con dello zucchero a velo.

domenica 4 ottobre 2009

Gnocchi alla romana con gorgonzola





Non so nemmeno da quanto tempo avevo deciso di fare gli gnocchi alla romana. Ogni volta che mi capitava sotto mano la ricetta (e mi succedeva piuttosto spesso considerando che in fondo e' un classico della cucina regionale italiana) mi dicevo: "Toh! Sembrano davvero buoni. Devo proprio provare a farli...". E ogni volta rimandavo.


Finalmente oggi la risoluzione.


Mi spiace soltanto aver scelto questa occasione...Insomma tra un po' sarà il mio compleanno. So che gli "enta" non sono a un passo dalla menopausa ma, guardiamo in faccia la realtà: ho scelto una portata a base di semolino; e l'ho attinta dal mio piccolo e stagionato "Le ricette della nonna - 100 piatti con il sapore di una volta"...Diciamo che la faccenda e' come minimo un pelino froidiana...




E no, non voglio minimizzare la responsabilita' della bellissima rossa fiammante moleskine-birthday-card mandatami da Massi (ti ho già detto che mi piace infinitamente? :) ); un conto alla rovescia fino all'evento, fatto di pagine di consigli, suggerimenti, vignette, giochi e altro ancora, da leggere e fare giorno per giorno per affrontare in sicurezza e serenità l'implacabile trascorrere del tempo...


Ora, passi per "..l'importante e' che ti copri bene,alla tua eta' ci vuol niente.." o "..con l'eta', si sa, ci si chiude un po' in se stessi ma e' importante mantenere i rapporti sociali.."etc., etc....Ma cosa, per l'amor del cielo e dell'evoluzione naturale, lascia ad intendere che mi crescerà QUEL naso?!?


Ma torniamo agli gnocchi.


Li consiglio vivamente, e perché sono davvero ottimi e perché la preparazione presenta delle spiccatissime potenzialita' ludiche.
A dispetto, infatti, di quel che può sembrare, prepararli e' estremamente semplice e soprattutto divertente. L'impasto ha una consistenza particolare e molto "plasmabile", facile da stendere e facile da ritagliare; e con l'aiuto di una spatola, raccoglierete gli gnocchi dal piano di lavoro senza alcuna difficoltà.
Ritagliandoli, ho desiderato ardentemente avere una bella formella, piuttosto grande, a forma di cuore o di stella o di fiore... ma mi sono dovuta accontentare di un bicchiere di plastica che ho forato sul fondo.


Un ultima cosa: se il gorgonzola non e' di vostro gradimento o preferite un sapore più delicato, inutile dire che potete sostituirlo con un formaggio dal gusto meno intenso; della provola o della scamorza andranno comunque bene.










  • 500 ml di latte
  • 150 g di semolino
  • 50 g di burro
  • 1 tuorlo d'uovo
  • 60 g di parmigiano
  • 80 g di gorgonzola
  • sale e pepe nero




Versate il latte in una casseruola a fondo spesso. Salatelo come fareste per l'acqua della pasta e portate ad ebollizione. Versate il semolino a pioggia, poco alla volta, mescolando con cura per evitare che si formino grumi. Continuate a mescolare per circa 20-30 minuti o finché il composto sarà denso e tenderà ad "arricciarsi". Togliete dal fuoco e, sempre mescolando, aggiungete il burro, il tuorlo d'uovo e i due terzi del parmigiano. Disponete il composto sul piano di lavoro e stendetelo in uno strato di circa 1 cm di spessore. Lasciate raffreddare e con un bicchiere ritagliate una serie di dischi. Imburrate una pirofila e disponete i dischi appena sovrapposti in strati alternati da una spolverata di parmigiano e pezzetti di gorgonzola. Terminate con formaggi, una manciata di pepe e poco burro fuso o un filo d'olio d'oliva. Infornate a 180 gradi per circa 30 minuti o finché gli gnocchi non avranno un bel colore dorato. Serviteli caldi!

mercoledì 30 settembre 2009

Friggitelli ripieni







Sara' la nostalgia delle belle giornate trascorse a casa dei miei, sara' il piacere di poter ancora indossare abiti freschi e leggeri o quello dell'ormai quasi quotidiana passeggiata con A. nel tardo pomeriggio, tanto per fare due passi chiacchierando del piu' e del meno; ma insomma sono contenta che l'autunno stia tardando ad arrivare.
E poi sono decisa ad approfittarne per continuare a preparare tutte quelle ricette con quel certo saporino estivo...Come il piatto di oggi che e' del genere di quelli che si cucinano la mattina presto, quando ancora e' fresco, e poi via al mare! E al ritorno, giusto il tempo di una doccia per poi mettersi a tavola e gustarli con quell'appetito che solo il mare sa mettere.


E si che quest'estate di mare ne ho visto veramente poco ma..che nostalgia...




Ad ogni modo, per chi avesse dei dubbi, i friggitelli sono dei peperoni, verdi o rossi, generalmente piu' piccoli e dalla forma allungata rispetto a quelli "classici"; e questa ricetta e' un'erede diretta di quella rigorosamente sicula della sicula nonna di A.


Buoni pipironi chini a tutti!








  • 300 g di friggitelli
  • 150 g di melanzane
  • 600 g di polpa di pomodoro o di dadolata di pomodoro fresco
  • 50 g di pan grattato
  • 1 grosso spicchio d'aglio
  • una manciata abbondante di prezzemolo
  • sale e olio extra vergine di oliva q.b.










Fate soffriggere l'aglio tritato in poco olio d'oliva.
Aggiungete la melanzana tagliata a cubetti, coprite con un coperchio e fate cuocere a fiamma dolce per circa 20 minuti o fino a quando la melanzana non sia diventata morbida e facile a sfaldarsi. (Aggiungete all'occorrenza poca acqua durante la cottura).
Versate ora la dadolata di melanzana in un recipiente piuttosto capiente; aggiungetevi il pan grattato, i sale, il prezzemolo e tanto olio d'oliva quanto basta a rendere il composto morbido e malleabile.
Pulite i friggitelli, tagliandone la sommita' con il picciolo che terrete da parte e lavandoli avendo cura di eliminare tutti i semi.
Riempiteli quindi con l'impasto aggiungendolo poco alla volta e premendolo man mano con un dito o col manico di un mestolo.
Rimontateci i piccioli messi precedentemente da parte e fermateli con uno stuzzicadenti (essendone sprovvista, mi sono arrangiata con degli spiedini di legno infizandoli per tutta la lunghezza dei friggitelli e tagliandone l'eccedenza).
Versate in una capiente padella un filo d'olio d'oliva e disponetevi i friggitelli; coprite e,a fiamma dolce, fateli arrostire appena su tutti i lati.
Aggiungete quindi la polpa (o la dadolata) di pomodoro e fate cuocere ancora finche' il sugo non si sia ristretto facendosi cremoso.


Buoni mangiati caldi e subito, ottimi tiepidi o freddi dopo averli lasciati riposare per un po'.




Il suggerimento: Prima di riempire i friggitelli con l'impasto, versate dentro ciascuno una punta di cucchianino di zucchero; togliera' all'occorrenza l'amarognolo del peperone.



domenica 10 maggio 2009

Passato di zucca e carote al cocco e cumino





E' da alcuni giorni che non mi riesce di far nulla se non di fretta.


Salto di continuo dalle cose da fare urgentemente, quelle che mi sono riproposta di fare e quelle che invece mi piacerebbe fare ma nonostante questo, a fine giornata, quel che posso effettivamente depennare dalla lista e' ben poco.
Oltretutto, sarà pure per effetto della primavera, il famigerato cambio di stagione come si e' soliti ripetere in questo periodo ma mi sembra di andare a rallentatore, un po' come in quei sogni in cui proprio non si riesce a correre...



E insomma, sarà quel che sarà ma anche il mio appetito e' intermittente o tendente allo sbrigativo.


Oggi pero' mi son presa qualche minuto in più e ho preparato questo passato di zucca e carota che avevo in mente da qualche giorno. Presa ispirazione dalle mashed carrots della Tartine Gourmande, ho aggiunto della farina di cocco che ne ha rinfrescato il gusto per poi tornare a scaldarlo e sofisticarlo un po' con una manciata di cumino.


Una "quasi ricetta" allegra e leggera, tanto per rallentare un po' e riprendere fiato...
E quasi dimenticavo...AUGURI A TUTTE LE MAMME!




  • 200 g di zucca
  • 200 g di carote
  • 200 o 300 ml di brodo vegetale, a seconda della consistenza che volete dare al passato
  • 2 cucchiai di farina di cocco
  • 1 cucchiaino di cumino in polvere


Pulite la zucca e le carote e dividetele in pezzi non troppo piccoli.
Fatele quindi lessare a vapore o in acqua salata.
Una volta che le verdure saranno tenere, usate il mixer o un minipimer per ridurle in passato di cui regolerete la densità a seconda dei vostri gusti aggiungendo del brodo di verdure salato (se avete optato per la cottura a vapore) o la stessa acqua di cottura delle verdure.
Aggiungete quindi la farina di cocco e il cumino e fate raffinare appena a fuoco dolcissimo.

sabato 2 maggio 2009

Pastiera napoletana





Si, lo so, Pasqua e' passata da un pezzo..ma in fondo chi l'ha detto che la pastiera va mangiata soltanto in quel periodo?!?


E poi la premessa per cimentarmici era ottima.
Avevo a disposizione non una semplice ricetta tra le altre ma niente poco di meno che quella originale salernitana di mamma Rita, trasmessa telefonicamente e trascritta con infinita pazienza da Simona, l'allieva di Kun-fusilli...




Mi e' stata consegnata con la raccomandazione di dividere il quantitativo di ingredienti per due, magari anche per tre..
Simona ha raccontato infatti che durante le feste pasquali e' tutto un via vai di pastiere che ci si scambia in segno di buon augurio. Tutti hanno ovviamente una propria ricetta di famiglia che, pur essendo simile, non e' proprio la stessa cosa: chi la preferisce alta, chi bassa, chi senza canditi... Motivo questo perche' si creino degli scambi diciamo preferenziali a seconda dei propri gusti...




Ed e' quindi logico che gli impasti siano piu' che abbondanti e si proceda alla cottura di un discreto numero di pastiere alla volta optando magari per dei forni esterni che se ne occupino per l'occasione.


Ahime', se ricordo bene e non e' frutto della mia immaginazione, credo sia trascorso dall'unica volta in cui ho assaggiato un'autentica pastiera napoletana, un tempo incredibilmente lungo.
Recuperero'!


Per ora mi accontento della mia...
Signora Rita, Simo..grazie ancora!








Per la pasta frolla:
  • 250 g di farina
  • 80-90 g di zucchero
  • 100 g di burro
  • 2 uova
  • 1 cucchiaino di lievito per dolci
  • la scorza di un limone e, se vi piace, una leggera spolverata di cannella
  • un pizzico di sale


Per il ripieno:
  • 200 g di grano cotto (lo si trova gia' pronto al supermercato, apposta per la pastiera)
  • 110 ml di latte
  • 200 g di ricotta
  • 130 g di zucchero
  • un cucchiaino scarso di sugna (strutto) o burro
  • 2 uova
  • 1 bustina di vanillina
  • 2 fiale di acqua di fior d'arancio
  • 1 cucchiaio di limoncello
  • la scorza di un limone
  • 70 g di frutta candita (preferibilmente cedro o agrumi in genere)
  • un pizzico di sale per montare gli albumi a neve




Per prima cosa preparate la pasta frolla: miscelate alla farina, lo zucchero, il pizzico di sale, la scorza del limone e il lievito per dolci.
Disponetela quindi a fontana sul piano di lavoro e praticateci un foro al centro in cui metterete il burro appena ammorbidito e le due uova. (Per le sbrigative, buttate tutti gli ingredienti nel mixer e via)
Lavorate la pasta fino a renderla omogenea; datele quindi la forma di una palla e, dopo averla avvolta in un po' di pellicola trasparente, lasciatela riposare in frigo per almeno una mezz'ora.
Preparate intanto il ripieno: in una casseruola fate sciogliere appena la sugna, aggiungete il grano cotto e il latte. Mescolate a fiamma dolcissima per una decina di minuti, fino a quando cioe' l'impasto si sara' fatto cremoso. Spegnete il fuoco e fate raffreddare appena.
Intanto, in un'altra ciotola, amalgamate lo zucchero ai tuorli delle uova fino a renderli spumosi.
Unite la ricotta schiacciata con una forchetta (casomai fosse troppo asciutta, passatela invece al setaccio), il grano e mescolate con cura.
Aggiungete a questo punto la vanillina, il cucchiaio di limoncello, la scorza del limone, una delle fiale d'acqua di fior d'arancio e la frutta candita.
Unirete poi gli albumi che avrete montato a neve preferibilmente dopo aver sistemato il fondo di pasta frolla, in modo che non si "smontino" nel frattempo.
Prendete quindi la pasta dal frigo e, dopo averne levato circa un terzo che terrete da parte per farne le striscioline, stendetela col mattarello il tanto da ottenerne un disco sufficientemente grande da coprire una teglia (imburrata e infarinata) di circa 24 cm di diametro con in piu' circa 3 cm di bordo rialzato.
Versate il ripieno nella teglia, stendete il resto della pasta e ricavatene delle strisioline larghe circa 2 cm che sistemerete secondo la tradizionale disposizione della pastiera, avendo cura di saldarle alle estremita' con il resto della pasta.
La "tradizionale" disposizione delle striscioline dovrebbe essere tale da ricavarne alla fine dei rombi piuttosto che dei quadrati...e dico dovrebbe perche' personalmente ho un problema congenito con 'ste benedette striscioline e finisco sempre per disporle un po' come capita.


Infornate la pastiera in forno gia' caldo a 180 gradi per circa 40 minuti o fino a quando la superficie non risulti ben colorita e i bordi dorati.
Se poi ne gradite particolarmente l'aroma, distribuite sulla pastiera appena sfornata e quindi ancora bollente la seconda fiala di acqua di fior d'arancio.