mercoledì 3 febbraio 2010

Cous Cous ai cavoletti di Bruxelles e mandorle tostate





Ero indecisa se inserire questa ricetta in Ricette al volo tanto e' semplice e pratica da preparare.
Anche perché, specie nei casi di estrema premura, non disdegno un brodino di dadi da sostituirsi a quello tradizionale per la cottura lampo del cous cous.
E' un piatto buono e leggero, compatibilimente con il gradimento per i cavoletti di Bruxelles, naturalmente...
Che poi trovo un pochino bistrattati. Sara' forse una mia impressione ma se c'e' una verdura che nei telefilm (americani, naturalmente; in quelli italiani, fatta eccezione per Montalbano, non si mangia) fa rizzare il pelo a grandi e piccini e' proprio il cavoletto di Bruxelles. E sempre a lui, lo ammetto, associo ogni volta una massima che avevo letto una volta su un bicchiere della Starbucks secondo il quale la ragione per cui e' d'obbligo per i più piccoli mangiare le loro verdure a tavola, altro non e' se il metaforico insegnamento che nella vita non tutto ciò che fa bene e' anche piacevole...
Associazione ingiusta, ripeto.
Per quel che mi riguarda, per quanto li gradisca molto per accompagnare del cous cous, appunto, o un risotto o una portata di carne alla griglia, ammetto che faccio discretamente fatica a buttarli giù "lisci"...Quel saporino amarognolo che tanto mi piace nel mucchio, tanto mi stufa a ripetizione. Insomma, per me niente insalatina di cavoletti per intenderci.


Approfitto invece dell'aspetto vagamente esotico che ispirano sempre i piatti a base di cous cous, per segnalare l'apertura del 20 del mese scorso del portale de Le Storie di Altro.
Dalla sua ideatrice, Marina Ferrara, da cui mi e' stato gentilmente offerto di prestare alcune delle mie foto per la sezione legata all'alimentazione, la volonta' di creare un "portale per una vita alternativa"a 360 gradi. Articolato, infatti, nelle tre sezioni principali: Altra cultura, Altro stile di vita e Altra alimentazione, Le Storie di Altro si definisce animalista, ambientalista, ecologista, multietnico, e viaggiatore, proponendo approfondimenti su argomenti di carattere sociale e culturale strettamente legati al sostenibile, svariate sezioni dedicate all'alimentazione tra vegetarismo, rito del te' e il ricettario di nonna Minu' e numerose rubriche ricche di spunti e consigli per condurre uno stile di vita approntato alla consapevolezza e al rispetto dell'Altro.


Perché se come sempre sono convinta che l'equilibrio stia nel mezzo, vero e' che il mezzo ha bisogno di essere ben calibrato.




(per 3-4 persone)


  • 350 g di cavoletti di Bruxelles
  • 1 spicchio d'aglio
  • 70g di mandorle
  • olio extra-vergine di oliva
  • sale
  • 120 g di cous cous
  • 220 ml di brodo vegetale




Mondate e lavate con cura i cavoletti di Bruxelles. Divideteli quindi in quattro o più parti e lessateli in acqua leggermente salata o, meglio, al vapore.
Fate soffriggere appena l'aglio tritato nell'olio d'oliva e unite quindi i cavoletti lessati, facendoli saltare per alcuni minuti.
Disponete quindi il cous cous in un ampio recipiente, copritelo col brodo bollente e, coprendolo con un coperchio, fate cuocere per circa 5 minuti.
Tritate intanto le mandorle e tostatele appena in padella perché sprigionino tutto il loro profumo.
Con una forchetta dividete con cura il cous cous e unitevi quindi i cavoletti e le mandorle tostate.
A finire un filo d'olio crudo.


Suggerimento: perché il cous cous non si appiccichi eccessivamente durante la cottura, aggiungete mescolando un cucchiaio d'olio d'oliva prima di unirvi il brodo.

mercoledì 27 gennaio 2010

Crepes dolci con Lele Luzzati





Non e' trascorso molto tempo dal rientro qui a casa ma tanto e' bastato per far rientrare tutto nel solito tram tram quotidiano. E non lo dico con accezione negativa. In fondo, di tanto in tanto, specie dopo essere stata via cosi' a lungo, mi fa piacere riprendere le piccole abitudini, ritrovare tutti gli oggetti cosi' familiari al loro solito posto di sempre.
Ed era anche ora di un nuovo post; una bella spolverata dalle briciole dei saccottini agli spinaci che, buoni si ma come ha detto Massi, cominciano a sapere di stantio, e via, ricomincio da qui, anzi dal week end.

Non che mi possa lamentare del tempo in genere che, tra uno spostamento e l'altro, ho trovato quest'inverno (credo di aver usato il cappotto una decina di volte in tutto) ma sabato era davvero una gran bella giornata col suo sole giallo smaltato e l'aria limpida e frizzantina. Cosi' con A. abbiamo approfittato per fare una bella passeggiata mattutina e presi com'eravamo da tutta la serie di ragionamenti sconclusionati del fine settimana, dopo lungo, lunghissimo peregrinare, siamo approdati di fronte al Palazzo Lanfranchi su cui capeggiava lo striscione della mostra "Lele Luzzati atto III - un mondo di fiaba" ed e' stato veramente un felicissimo caso!





Per più di 60 anni, Emanuele Luzzati, e' stato uno straordinario narratore figurativo.
Nato a Genova nel 1921 ha cominciato a dedicarsi a quella che sarebbe stata una lunga, proficua e vivacissima attività artistica a Losanna, dove e' stato costretto a rifugiarsi a causa delle leggi razziali promulgate allora in Italia. E' stato pittore, illustratore, scenografo, ceramista e decoratore, a riprova di quanto intenso e divertito fosse il piacere di raccontare attraverso la figura, attingendo a qualsiasi tecnica e materiale, ricco o povero che fosse, che trovava a disposizione.
Ho trovato un gusto tutto particolare nell'osservare come nelle sue tavole si animino, su sfondi coloratissimi e ruvidi di pastelli a cera, personaggi cosi' vivaci e birichini che i colori riescono a stento a star dentro ai contorni disegnati a china o matita o pennarello e pezzi di cartaccia marrone e fibrosa piuttosto che damascata a motivi d'oro, diventino, di volta in volta, barchette, tegami, carretti trainati da scalmanati cavallini al galoppo, coperte per i lettini di piccoli Pulcinella in festa o ricchi abiti per paffute principesse dalle guance di mela.

Insomma se vi capita di essere in zona, fate un pensiero sul prendervi un momento per visitare questa mostra. Nulla importa se conoscete o meno Luzzati o se sapete quante scenografie ha realizzato, quanti libri illustrato o quante fiabe inventato.
Tanto appena sarete circondati dai suoi disegni, scivolerete, che lo vogliate o no, nella sua irresistibile atmosfera gioconda, vi affezionerete all'istante del suo irriverente Pulcinella e ritroverete intatto tutto l'affetto per quei vecchi compagni di gioco e d'avventura che conoscevate cosi' bene da bambini.





Con A. ne siamo usciti felici come due fringuelli. Trotterellando siamo tornati a casa ma era troppo tardi perché avesse senso preparare il pranzo.
Cosi' abbiamo scelto di fare merenda con delle crepes dolci alle strepitose marmellate di Luciana: more-senza-semini e mela-fichi-pinoli.

Felicita'







  • 130 g di farina
  • 2 uova
  • 30 g di burro
  • 2 cucchiai di brandy
  • un pizzico di sale
  • latte q.b.
  • poco burro per la padella


Amalgamate insieme la farina, le uova intere, il burro ammorbidito, il brandy e il pizzico di sale, dopodiché, sempre mescolando, aggiungete poco a poco tanto latte quanto basta per raggiungere una consistenza appena più densa di quella del burro fuso.
Fate quindi riposare l'impasto per circa mezz'ora in frigo.
Scaldare sul fuoco una padella di cui avrete imburrato appena il fondo; quindi versateci poco più di mezzo mestolo di impasto avendo cura di stenderlo su tutto il fondo inclinando la padella o aiutandovi con il fondo di un cucchiaio o dello stesso mestolo.
Lasciate cuocere per qualche minuto finché il lato della crepe si sia dorato, quindi girate e fate cuocere sull'altro.
Imburrate nuovamente la padella prima di cuocere ogni nuova crepe. Potete altrimenti usare una padella antiaderente e in tal caso sarà sufficiente imburrare solo la prima volta.
La prima crepe non sarà certamente un granche'; non fatevene una colpa. Come diceva sempre il padre di un amico "la premiere est pour le chien" ("la prima e' per il cane"); la padella ha bisogno di raggiungere la giusta temperatura e il burro di ripartirsi nella giusta quantità sulla superficie.
L'ideale sarebbe mangiare le crepe man mano che sono pronte il che può non essere pratico, specie per il cuoco. Se decidete quindi di prepararle tutte, abbiate cura di impilarle tutte in un unico piatto; si terranno almeno tiepide anche se si afflosceranno un po'.
Cosi' servite sono pronte per essere riempite a gusto personale con marmellate, nutella, frutta e tutto quanto può venirvi in mente e magari una spolverata di zucchero a velo o cacao in polvere per finire.

sabato 21 novembre 2009

Saccottini di sfoglia spinaci e scamorza





Si, ricette al volo, perche' tanto presto o tardi, arriva sempre il momento in cui ci si ritrova con a disposizione pochissimo tempo per cucinare e la necessita' di improvvisare qualcosa. Dovendo anzi, superare il test gli-ingredienti-che-ho-nel-frigo/dispensa, non sono sicurissima che queste ricette risultino esattamente utili in quanto tali; nascono d'altronde proprio in situazioni di emergenza...
E' possibile e mi auguro, invece, che costituiscano dei buoni spunti: "Saccottini di sfoglia agli spinaci" ma...non ho spinaci, solo cavolo rosso..bene, "saccottini di sfoglia al cavolo rosso" e voila'!
Piu' o meno e' quello che succede anche quando ci si sente organizzati e pronti all' "azione culinaria" ma spero che, in piu', queste ricette vi risultino pratiche e veloci come lo sono per me.




Vorrei inoltre aggiungere che e' fantastico potersi prendere cura con le proprie mani di ogni singolo ingrediente, reperendo magari frutta e verdura fresche o impastando personalmente una pasta brise', piuttosto che una frolla o una base per pizza o focacce. Ma quante volte un surgelato e' emerso miracolosamente dal frigo per salvare un contorno, un sugo o una qualsiasi portata per un pasto da "ultimo minuto"?


Certo non tutti i prodotti, surgelati inclusi, risultano essere sempre gradevoli o di buona qualita'; vorrei anzi, a questo proposito, trovare il modo di occuparmi di loro, scoprendoli, testandoli e proponendoli talora risultassero soddisfacenti. I suggerimenti saranno in questo speciale frangente, ancora piu' graditi!!




Ma ora bando alle ciance e passo alla ricetta...IL TEMPO STRINGE! :)






(per 4 o 5 saccottini)


  • 300 g di spinaci surgelati
  • 1 confezione di pasta sfoglia gia' pronta (preferibilmente di forma rettangolare)
  • 1 spicchio d'aglio
  • 50 g di scamorza divisa in cubotti
  • olio extra vergine d'oliva
  • sale




Disponete gli spinaci in una casseruola coperta su fiamma dolce in modo che, scongelandosi, possano cuocere lentamente nell'acqua che rilasceranno (aggiungetene dell'altra all'occorrenza).
Spostateli quindi in una padella in cui avrete fatto soffriggere appena l'aglio tritato in poco olio d'oliva; salate e lasciate insaporire, rosolando per alcuni minuti, e permettendo anche all'eventuale acqua in eccesso di asciugarsi.
Srotolate quindi la sfoglia (che generalmenete e' gia' poggiata su carta forno) sul piano di lavoro o direttamente sulla leccarda del forno e dividetela in 4 o 5 strisce di uguale larghezza tagliandola con un coltello. Disponete sulla parte inferiore di ciascuna striscia un po' degli spinaci e alcunicubotti di scamorza; quindi chiudete poggiando il lembo superiore su quello inferiore, avendo cura di siggillare i bordi in modo che il ripieno non fuoriesca durante la cottura.
Praticate su ciascun saccottino alcuni tagli con un coltello, salate appena e irrorate con un filino d'olio.
Infornate in forno gia' caldo a 180 gradi per circa 20 minuti o fino a quando la pasta non risulti ben dorata.

giovedì 5 novembre 2009

Muffin alle noci e fichi secchi





Il Giochino d'Autunno mi ha lasciata attrezzata di un po' di ingredienti che avevo preso per la sperimentazione.


Oggi e' stata quindi la volta di una ricettina dolce e semplice: muffin alle noci e fichi secchi, buoni per il te' delle 5 o per accompagnare un vin caldo o liquoroso magari dopo una bella passeggiata pomeridiana o una meno bella infradiciatura da temporale (che in questi giorni mi e', ahime', molto piu' familiare...).










(per circa 15 muffin)

  • 100 g di noci
  • 100 g di fichi secchi
  • 200 g di farina
  • 2 uova
  • 40 g di zucchero
  • 50 g di miele
  • 2 cucchiai di brandy
  • 80 ml d'olio di semi
  • 150 ml di latte
  • 1/2 bustina di lievito per dolci
  • un pizzico di chiodi di garofano in polvere
  • una manciata di gherigli di noce interi per guarnire
  • (sale)


Sgusciate e tritate grossolanamente le noci, dividete in pezzetti i fichi secchi e teneteli entrambi da parte.
Amalgamate ai tuorli delle uova lo zucchero e il miele; quindi il brandy, il latte e, sempre mescolando, aggiungete a poco a poco la farina.
Unite ora l'olio di semi amalgamandolo con cura e di seguito le noci tritate, i pezzetti di fichi secchi, il pizzico di chiodi di garofano in polvere e il lievito.
Montate a neve ben ferma gli albumi delle uova con un pizzico di sale e uniteli delicatamente al composto.
Versate l'impasto negli stampini da muffin (imburrati e infarinati se non sono in silicone) guarnendo ciascuno con un gheriglio di noce e infornate in forno preriscaldato a 160 gradi circa per 15-20 minuti.

giovedì 29 ottobre 2009

Ravioli alle noci con uva e gorgonzola





Una ricetta prettamente autunnale per un'occasione particolare; ovvero il Giochino d'autunno di Anice&Cannella.




L'ho trovata un'idea veramente carina! Intrigante avere gli ingredienti assegnati su cui improvvisare e bello poter sgarrare almeno un pochino....sisi, del tipo "il pericolo e' il mio mestiere" :)

E di "sgarri" ammetto ce ne sono stati un bel po'...


Potrei pero' dire a mia discolpa che se, ad esempio, ho sostituito alla farina, la semola fina e' stato perche' i ravioli tenessero meglio la cottura e conservassero una consistenza maggiore che trovavo piu' adatta alla ricetta...

Potrei dirlo, certo, ma siccome abbiamo tutti e sempre delle ottime ragioni per fare quello che facciamo (con notevoli doti di improvvisazione per altro!) e considerato che sono una colpevole impenitente, beh, non lo faro'! :)




Se posso invece aggiungere giusto un appunto, raccomanderei di usare un gorgonzola piuttosto saporito e di unire l'uva solo all'ultimo momento in modo da accentuare i contrasti nei sapori dolce e salato e nella temperatura tra il calore del piatto e la freschezza dell'uva.


(Dosi per 4 persone)


Ravioli

per la pasta:


  • 300 g di semola fina
  • 1 uovo
  • la punta di un cucchiaino di sale
  • acqua q.b.



per il ripieno:


  • 300 g di ricotta
  • 40 g di gherigli di noce
  • 20 g di parmigiano
  • un pizzico di noce moscata
  • un pizzico di sale




Per il condimento


  • 40 g di burro
  • 150 g gorgonzola
  • 2-3 cucchiai di latte
  • un grappolo d'uva bianca da tavola da circa 100g




Preparate per prima cosa il ripieno dei ravioli amalgamando tutti gli ingredienti; i gherigli di noce andranno senz'altro tritati con cura ma non riduceteli in polvere, lasciateli in piccoli pezzetti in modo che conservino una certa consistenza.
Preparate quindi la pasta unendo alla semola l'uovo e il sale e aggiungendo poco alla volta tanta acqua tanta e' necessaria per renderla elastica e malleabile; lavoratela molto bene.
Stendete quindi piu' sfoglie sottili e confezionate i ravioli usando una raviolatrice; o, se fate senza, distribuite l'impasto con un cucchiaio in piccole quantita' su una sfoglia, coprite poi con un'altra, pressate bene le giunture dei ravioli intorno al ripieno (in modo che non si aprano in cottura e per eliminare l'aria) e ritagliateli con una rotella dentata o una formella per ravioli.
Abbiate cura di spolverare di semola sia il piano su cui li poggerete, sia i ravioli stessi, intervallandoli, all'occorrenza in piu' strati con della carta oleata o da forno.
Preparate ora il condimento; in un tegame fondete il burro e uniteci il gorgonzola in pezzetti (aiutera' a fonderlo piu' facilmente) quindi, sempre mescolando perche' non si formino grumi, il latte.
Cuocete i ravioli in abbondante acqua salata, conditeli con la salsa al gorgonzola e unite gli acini d'uva divisi a meta' o in quattro a seconda della loro grandezza, direttamente nei piatti da portata.


Suggerimento: Unite all'acqua di cottura, un cucchiaio di olio d'oliva, utile per evitare che la pasta fresca si attacchi durante la cottura.

mercoledì 14 ottobre 2009

Schiacciata all'uva alla fiorentina





Di ritorno da un'ulteriore manciata di giorni trascorsi a casa dei miei e dal compleanno piu' ricco di sorprese che abbia mai avuto...beh...mi sentivo un po' malinconica.
Si, insomma, di quella malinconia vagamente nostalgica che in certi momenti si insinua come una nebbiolina sottile un po' tutt'intorno, impregnando l'aria, confondendosi nei profumi, avvolgendo le cose cosi' che ciascuna, capitandoci tra le mani, susciti mille pensieri e altrettanti ricordi lontani.


A niente e' valso il sole brillante fuori dalla finestra; avevo questo umore autunnale e non c'era niente da fare. E siccome saggezza popolare vuole che "se non puoi batterli unisciti a loro", sebbene non sia poi cosi' sicura che di saggezza si tratti, ho preferitoassecondarlo con questa ricetta.


La schiacciata all'uva mi riporta alle volte in cui da bambina, capitava di andare a vendemmiare nella vigna di mio zio. Adoravo cogliere l'uva mangiandone di tanto in tanto qualche acino piccolo e dolce,chiaccherando con i miei cugini o ascoltando i discorsi degli adulti, presi anche loro da qualche ricordo o da qualche scherzo d'annata (o almeno questo e' quello che capitava nel raggio d'azione di mia madre e mia zia..).
Ma a questi si aggiungono anche i ricordi legati al periodo trascorso a Firenze, dove la schiacciata e' un rito e una tra le prime note dolci che promettono l'autunno imminente.






Ho usato una ricetta trovata tempo fa non ricordo piu' dove (purtroppo) ma simile a quella di Anice&Cannella a sua volta simile a quella di Marble a sua volta simile a quella di P. Petroni....insomma quello che capita sempre a proposito di una ricetta :)
L'uva da schiacciata e' per eccellenza del tipo canajola, cosi' diffusa nelle vigne toscane, ma se ne puo' comunque usare di altra qualita' purche' ad acino nero da vino.








  • 400 g di farina bianca
  • 200 g circa di zucchero
  • 20 g circa di lievito di birra fresco
  • 2 cucchiai di olio extra-vergine di oliva
  • un pizzico di sale
  • 1 kg di uva canajola (o di un'altra qualita' ad acino nero da vino)
  • una manciata di semi d'anice
  • poco zucchero a velo


Per prima cosa procedete con la preparazione della pasta: in pochissima acqua tiepida sciogliete il lievito ed emulsionate con l'olio d'oliva, il sale e 4 cucchiai di zucchero. Unite quindi la farina e cominciate ad impastare aggiungendo man mano tanta acqua quanto basta per ottenere una pasta liscia ed elastica che non si appiccichi alle mani. Lavorate energicamente la pasta per almeno una decina di minuti. Formatene quindi una palletta che sistemerete in un recipiente piuttosto capiente coperto da un panno umido e lasciate lievitare, magari nel forno appena intiepidito, per almeno un'ora e mezzo.
Lavate intanto i grappoli d'uva e sgranatene con cura gli acini.
Con i due terzi dell'impasto tirate ora una sfoglia sottile e disponetela in una teglia unta d'olio (ungete anche la carta da forno casomai decideste di usarla) lasciando i bordi alti.
Disponeteci sopra circa 700g d'uva, cospargete con 2-3 cucchiai di zucchero e date un giro d'olio.
Tirate quindi un'altra sfoglia con la pasta rimanente e disponetela sull'altra chiudendo i bordi con attenzione; mettete sopra il resto dell'uva, zuccherate con altri 2 cucchiai di zucchero, date una manciata di semini d'anice e un altro giro d'olio.
Infornate a 180/200 gradi per circa un'ora o fino a quando la schiacciata non sara' ben dorata.
Una volta sfornata, laciate intiepidire appena la schiacciata e cospargete con dello zucchero a velo.

domenica 4 ottobre 2009

Gnocchi alla romana con gorgonzola





Non so nemmeno da quanto tempo avevo deciso di fare gli gnocchi alla romana. Ogni volta che mi capitava sotto mano la ricetta (e mi succedeva piuttosto spesso considerando che in fondo e' un classico della cucina regionale italiana) mi dicevo: "Toh! Sembrano davvero buoni. Devo proprio provare a farli...". E ogni volta rimandavo.


Finalmente oggi la risoluzione.


Mi spiace soltanto aver scelto questa occasione...Insomma tra un po' sarà il mio compleanno. So che gli "enta" non sono a un passo dalla menopausa ma, guardiamo in faccia la realtà: ho scelto una portata a base di semolino; e l'ho attinta dal mio piccolo e stagionato "Le ricette della nonna - 100 piatti con il sapore di una volta"...Diciamo che la faccenda e' come minimo un pelino froidiana...




E no, non voglio minimizzare la responsabilita' della bellissima rossa fiammante moleskine-birthday-card mandatami da Massi (ti ho già detto che mi piace infinitamente? :) ); un conto alla rovescia fino all'evento, fatto di pagine di consigli, suggerimenti, vignette, giochi e altro ancora, da leggere e fare giorno per giorno per affrontare in sicurezza e serenità l'implacabile trascorrere del tempo...


Ora, passi per "..l'importante e' che ti copri bene,alla tua eta' ci vuol niente.." o "..con l'eta', si sa, ci si chiude un po' in se stessi ma e' importante mantenere i rapporti sociali.."etc., etc....Ma cosa, per l'amor del cielo e dell'evoluzione naturale, lascia ad intendere che mi crescerà QUEL naso?!?


Ma torniamo agli gnocchi.


Li consiglio vivamente, e perché sono davvero ottimi e perché la preparazione presenta delle spiccatissime potenzialita' ludiche.
A dispetto, infatti, di quel che può sembrare, prepararli e' estremamente semplice e soprattutto divertente. L'impasto ha una consistenza particolare e molto "plasmabile", facile da stendere e facile da ritagliare; e con l'aiuto di una spatola, raccoglierete gli gnocchi dal piano di lavoro senza alcuna difficoltà.
Ritagliandoli, ho desiderato ardentemente avere una bella formella, piuttosto grande, a forma di cuore o di stella o di fiore... ma mi sono dovuta accontentare di un bicchiere di plastica che ho forato sul fondo.


Un ultima cosa: se il gorgonzola non e' di vostro gradimento o preferite un sapore più delicato, inutile dire che potete sostituirlo con un formaggio dal gusto meno intenso; della provola o della scamorza andranno comunque bene.










  • 500 ml di latte
  • 150 g di semolino
  • 50 g di burro
  • 1 tuorlo d'uovo
  • 60 g di parmigiano
  • 80 g di gorgonzola
  • sale e pepe nero




Versate il latte in una casseruola a fondo spesso. Salatelo come fareste per l'acqua della pasta e portate ad ebollizione. Versate il semolino a pioggia, poco alla volta, mescolando con cura per evitare che si formino grumi. Continuate a mescolare per circa 20-30 minuti o finché il composto sarà denso e tenderà ad "arricciarsi". Togliete dal fuoco e, sempre mescolando, aggiungete il burro, il tuorlo d'uovo e i due terzi del parmigiano. Disponete il composto sul piano di lavoro e stendetelo in uno strato di circa 1 cm di spessore. Lasciate raffreddare e con un bicchiere ritagliate una serie di dischi. Imburrate una pirofila e disponete i dischi appena sovrapposti in strati alternati da una spolverata di parmigiano e pezzetti di gorgonzola. Terminate con formaggi, una manciata di pepe e poco burro fuso o un filo d'olio d'oliva. Infornate a 180 gradi per circa 30 minuti o finché gli gnocchi non avranno un bel colore dorato. Serviteli caldi!